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Chiese vuote e secolarizzazione (2)

dom 13 giu 2021 09:06 • By: Renato Pellegrini

La seconda parte di una riflessione che cerca le motivazioni della crisi religiosa che investe il mondo occidentale

VAL DI SOLE. Il Concilio Vaticano II aveva tentato un dialogo con il mondo e il suo progresso. Ma all’interno della chiesa nacque ben presto una reazione che aveva come fine quello di ripristinare la tradizione che si pensava tradita. Migliaia di cristiani trovarono nel marxismo il loro punto d’appoggio.

E contemporaneamente molti giovani, provenienti non necessariamente da famiglie cristiane o da parrocchie, approdarono ai movimenti ecclesiali che, almeno fino agli anni Novanta, rappresentarono una grande speranza.

Dopo la caduta del comunismo la Chiesa nel suo insieme è tornata a blindarsi, impaurita di fronte ad una secolarizzazione sempre più arrogante, a chiudere nuovamente le porte. Evangelizzazione e promozione umana, i due poli della Evangelii nuntiandi di Paolo VI, si sono perse per strada. Al posto della evangelizzazione troviamo le “battaglie” etiche incentrate sulla lotta contro aborto, eutanasia, matrimonio gay, mentre al posto della promozione umana troviamo una acquiescenza totale verso il modello capitalista e un oblio profondo della dottrina sociale della Chiesa. Non sorprende affatto, di conseguenza, il progressivo svuotarsi delle chiese e la distanza che separa i giovani dalla fede. Una distanza che tende ad aumentare, a diventare indifferenza o critica a volte spietata contro dogmi ritenuti assurdi e comportamenti inaccettabili.

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Il cristianesimo di oggi sembra del tutto incapace di incontrare il cuore dell’uomo, sembra non porsi nemmeno la domanda su come fare a raggiungere questo cuore. Eppure questo è un interrogativo fondamentale da porsi di fronte allo spettacolo di chiese occupate solo da persone anziane.

Rispondendo ad esso, Papa Francesco ha affermato, il 13 settembre 2018: «La teologia, infatti, non può essere astratta — se fosse astratta, sarebbe ideologia—, perché nasce da una conoscenza esistenziale, nasce dall’incontro col Verbo fatto carne! La teologia è chiamata allora a comunicare la concretezza del Dio amore. E tenerezza è un buon “esistenziale concreto”, per tradurre ai nostri tempi l’affetto che il Signore nutre per noi. Oggi, infatti, ci si concentra meno, rispetto al passato, sul concetto o sulla prassi e più sul “sentire”. Può non piacere, ma è un dato di fatto: si parte da quello che si sente. La teologia non può certamente ridursi a sentimento, ma non può nemmeno ignorare che in molte parti del mondo l’approccio alle questioni vitali non inizia più dalle domande ultime o dalle esigenze sociali, ma da ciò che la persona avverte emotivamente».

Francesco avverte che il cristianesimo può ancora incontrare il mondo se è attento alla nuova sensibilità che caratterizza l’ora presente. Ecco allora spiegato perché il Papa parla spesso della tenerezza di Dio. Nella società liquida, in questo mondo senza legami gli uomini e le donne non trovano il senso della vita dopo un ragionamento logico, ma nella scoperta di sentirsi amati. «A questa responsabilità “affettiva” sono oggi chiamati in primis i presbiteri e i religiosi, uomini e donne. Le chiese sono vuote quando i pastori invece di essere tali sono burocrati, funzionari, impiegati. Il problema della Chiesa odierna è che difetta troppo spesso di pastori, di persone che amano Cristo e condividono la vita di coloro che sono loro affidati.

La secolarizzazione rappresenta, da questo punto di vista, l’alibi che nasconde il vuoto di fede e di tenerezza, la distanza tra le parole, spesso altisonanti e melliflue delle omelie, e la prossimità reale capace di saluti e di gesti». (Massimo Borghesi) C’è un lungo cammino da compiere, una purificazione del linguaggio e dei gesti. La liturgia, che qualcuno vorrebbe capace di evangelizzare è in realtà spesso un rituale muto lontano anni luce dalla ricerca dei cristiani di oggi. Mi pare possibile un futuro in cui si celebreranno liturgie laiche, dove non necessariamente sarà necessario andare in chiesa, ma nell’incontro di uomini e donne che sanno capirsi, aiutarsi, volersi bene si incontrerà la bellezza di Dio.



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