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Il valore della liturgia

sab 24 lug 2021 19:07 • By: Renato Pellegrini

Nella Chiesa c'è confusione, ritardi, oltre alla tristezza di chi vorrebbe dividerne il corpo

C’è un po’ di confusione nella Chiesa cattolica. Riguarda persino chi sia il vero Papa. C’è infatti chi sostiene che Benedetto XVI non si sarebbe dimesso e dunque il conclave che ha eletto Francesco è illegittimo. Ma, a ben guardare, una certa confusione esiste fin dal Concilio Vaticano II, che ha voluto dare alla Chiesa la capacità di incontrarsi e dialogare con il mondo moderno. I vescovi allora avevano introdotto alcuni cambiamenti importanti sia nella pastorale che nella liturgia. Ne è nata subito o quasi subito una discussione e anche uno scontro tra coloro che hanno accolto con entusiasmo i documenti conciliari e chi, appellandosi alla tradizione, li hanno rifiutati. Marcel Lefebvre ne è l’esempio più chiaro e più inquietante. Paolo VI è stato un papa grande e prudente; ha saputo indicare strade e incoraggiare. Era poco comunicativo, ma sapeva bene che non si può tornare indietro. Carlo Maria Martini, l’indimenticato vescovo di Milano, disse che «Lui ha voluto essere veramente l’uomo dell’ascolto». Con tutti i dubbi dell’uomo moderno, Paolo VI ha saputo tracciare una strada su cui i credenti hanno la possibilità di testimoniare con convinzione la Parola del Vangelo.

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La liturgia era diventata, finalmente, accessibile e comprensibile a tutti, non qualcosa che riguardava solo i preti e pochi addetti. Il cambio più evidente è stato il passare dalla lingua latina alle lingue dei popoli. E anche il dare valore all’assemblea, a chi partecipava, anzi a chi celebrava insieme, che poteva comprendere le preghiere e pregare insieme a chi presiedeva. Poi sono stati nominati al soglio di Pietro Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, che hanno mostrato una maggior comprensione per la precedente abitudine rituale della messa. E hanno permesso che ciascun prete potesse celebrare, se lo riteneva opportuno, in latino. Comprensione tradita. Perché a celebrare nella vecchia maniera erano preti e fedeli con tendenze scismatiche, sempre pronti a denunciare il Concilio Vaticano II. Francesco riporta un po’ d’ordine e di fatto abolisce questa possibilità con il motu proprio «Traditionis custodes» (custodi della tradizione). In altri termini, come esplicitamente riconosce la Lettera del papa Francesco «ai Vescovi di tutto il mondo», non solo il movimento scismatico «guidato da monsignor Lefebvre», ma anche «molti dentro la Chiesa» che hanno attivamente strumentalizzato la concessione in un senso opposto a quello della comunione ecclesiale. «Come se si potesse utilizzare il Messale precedente per 'sconfessare' la fede espressa nel Messale attualmente vigente. E come se fosse lecito, per questa via, e addirittura in nome di una «vera Chiesa», coltivare il dubbio di una «deviazione» del Concilio, del Papa e, in ultima analisi, «dello stesso Spirito che guida la Chiesa». Questa deriva concede agli spiriti maligni della corruzione della fede cattolica e della divisione della comunione ecclesiale un’ospitalità che non può essere tollerata» (P. Sequeri, Avvenire 17 luglio 2021). Può sembrare una questione di poco conto, ma per i cristiani la liturgia ha un’importanza fondamentale: a nessuno è permesso di scegliersi la propria liturgia, perché potrebbe oltre tutto far pensare che ci possa essere una Chiesa dove ciascuno è autorizzato a scegliersi il suo Papa, il suo rito, il suo catechismo. E perché no? Anche il suo Cristo, come già succedeva ai tempi dell’apostolo Paolo (1 Cor 1, 12-13). Lo Spirito guida la sua Chiesa con le formulazioni e con tutto ciò che è più adatto ai tempi. Continuiamo a essere in ritardo, mi pare, su molte questioni nel rapporto Chiesa – mondo oltre che sulla liturgia, e siamo costretti ad attardarci sulle passioni tristi che vorrebbero dividere il Corpo del Signore.



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