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I poveri come nostri maestri

dom 08 ago 2021 11:08 • By: Renato Pellegrini

L'esempio di San Francesco per una nuova attenzione ai bisognosi

VALLI DEL NOCE. Consiglierei a molti, ai politici, a chi è sempre pronto a giudicare, a chi crede di subire torti da ogni parte di seguire l’esempio di San Francesco d’Assisi, che non lasciava solo nessuno, che era pronto ad abbracciare ogni donna e ogni uomo che ne avesse bisogno. Lo faceva perché sapeva mettersi nei panni dei più miserabili, per capirne le sofferenze e le umiliazioni, la dignità calpestata e il disprezzo.

Guardiamoci attorno, al di là magari del nostro paese e non faticheremo a incontrare chi vive di stenti, o si vergogna di dover andare alla Caritas a chiedere un aiuto per giungere a fine mese. Ha alle spalle una famiglia da mantenere, una famiglia a cui è precluso un futuro davvero umano. Ci siamo purtroppo abituati ad accettare che nel XXI secolo ci sia ancora chi vive di stenti, chi deve chiedere l’elemosina, chi sia abbandonato al proprio destino. È triste vedere ogni giorno che le richieste di aiuto sono moltissime e in aumento: gente che si rivolge ad associazioni assistenziali, ai conventi, alle parrocchie. È un pellegrinaggio doloroso di disperati che non sanno come arrivare a fine mese.

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C’è stato un tempo in cui si invocava l’intervento di qualche santo, della Madonna; oggi ci si rivolge a chi sa ascoltare e intervenire a tamponare almeno quella situazione di disagio. Non bastano parole buone e di conforto. Occorrono aiuti non rinviabili. Va detto, per completezza di informazione, che non tutti sono insensibili. Ci sono persone che, poste davanti a certi drammi, si rimboccano le maniche e cercano e trovano la soluzione possibile. Molti hanno un amico, conoscono una famiglia che ha bisogno e subito si danno da fare. «La povertà - come dice papa Francesco - si impara toccando la carne di Cristo povero, negli umili, nei poveri, negli ammalati, nei bambini… I poveri sono come maestri per noi. Ci insegnano che una persona non vale per quanto possiede, per quanto ha sul conto in banca. Un povero, una persona priva di beni materiali, conserva sempre la sua dignità».

La crisi economica, pandemica e occupazionale sta mettendo a dura prova la nostra società. E non è certamente facile capire come fare per chi fa più fatica a vivere e da dove ripartire. Forse però sarebbe utile per chi vuole davvero essere o diventare sensibile nei confronti dei poveri, imitare l’esempio del Santo di Assisi. Si narra che quando Francesco di recò a Roma in pellegrinaggio, notò la spilorceria di alcuni (immagino anche di qualche cardinale…). Uscito dalla basilica di San Pietro, «Si fermò davanti alle porte della basilica, dove stavano molti poveri a mendicare, scambiò di nascosto i suoi vestiti con quelli di un accattone. E sulla gradinata della chiesa, in mezzo agli altri mendichi, chiedeva l’elemosina in lingua francese». Mettersi nei panni degli altri aiuta a trovare soluzioni che guardino all’ uomo e alla sua dignità. Il vescovo don Lauro, nell’omelia della messa per la festa patronale di Maria ausiliatrice (Rovereto, 5 agosto u.s.) ha messo in evidenza che non è solo colpa del Covid «se oggi manca la speranza, langue la fiducia, il futuro è avvolto da nuvole minacciose, ma di un “sistema” dove il valore condiviso, purtroppo è il denaro, percepito non come strumento di scambio economico, ma come fine e obiettivo della nostra esistenza». Se non muta questo modo di vivere e di intendere il denaro aumenteranno i poveri, e saranno sempre più poveri e i ricchi saranno pochi, e sempre più ricchi.

 



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