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25 aprile 1945: donne, uomini e storie

sab 25 apr 2020 10:04 • By: Alberto Mosca

In occasione della Festa della Liberazione, uno sguardo storico sulle vicende della Val di Sole

Manifesto del CLN affisso a Caldes

In Val di Sole gli anni compresi tra il 1940 e il 1943 vennero sopportati senza che i fatti d'arme coinvolgessero da vicino la Borgata di Malé, mentre le cose cambiarono all'indomani dell'armistizio dell'8 settembre 1943 e l'annessione del Trentino al Reich tedesco, all'interno dell'Alpenvorland: il "regno" del Gauleiter Franz Hofer. La stessa propaganda nazista faceva leva su una promessa di autonomia per guadagnare un certo consenso tra la popolazione. A partire dall'estate 1944 tuttavia alcuni episodi cambiarono questo atteggiamento, come gli inviti da parte del Comitato di Liberazione Nazionale a non consegnare i prodotti all'ammasso, la fuga dei giovani ingaggiati come lavoratori militarizzati, il collaborazionismo che i carabinieri avevano con gli elementi della resistenza.

Iniziarono pertanto i primi arresti e le prime deportazioni nel lager di Bolzano. In Val di Sole e a Malé in particolare, fin dall'armistizio si attivò una rete di resistenza specialista nell'organizzare le fughe verso la Svizzera di prigionieri, paracadutisti alleati, oppositori e ricercati politici, ebrei e disertori.

Se la fase organizzativa era gestita dal CLN di Trento, quella materiale era affidata alle guide alpine: proprio a Malé Gianantonio Manci aveva organizzato un gruppo di guide che aiutavano i fuggiaschi a raggiungere la Svizzera, attraverso le montagne di Peio e Rabbi, essendo il Tonale assai controllato. La popolazione in generale sostenne questa attività con figure note come l'addetta all'ufficio telegrafico di Malé, le mogli delle guide alpine, le sorelle Veronica, Maria e Livia Mochen che furono arrestate e altre donne che offrirono ospitalità. Anche i sacerdoti contribuirono allo sforzo e due preti in missione spirituale a Malé, che accompagnarono fuggitivi in Svizzera, furono internati nel lager di Bolzano

Più rari sono i riferimenti ad un'attività partigiana di tipo militare: dalla primavera del 1944 agiva nelle valli di Non e di Sole il battaglione Monteforte, per lo più con azioni di sabotaggio e piccoli scontri a fuoco, soprattutto in Val di Non. Ulteriori contatti furono attivati dal CLN di Trento nel gennaio/ febbraio 1945, con il prof. Umberto Corsini che svolgeva tale ruolo da Malé, centro dalla vocazione politica liberale, con un'attività soprattutto di propaganda clandestina. Malé rappresentò terreno fertile per la formazione di un'attività politica a orientamento autonomista e indipendentista, anti-italiano e anti-tedesco ma radicato alla piccola patria locale, legata a quel Comitato di Indipendenza Trentino nato a Trento nell'ottobre 1943.

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Il gruppo più numeroso, di area politica popolare, si formò a Malé, tanto che "fu proprio dalla Val di Sole che si sviluppò la corrente autonomista del dopoguerra". Tra i protagonisti di quest'opera di propaganda politica vi fu Severino Costanzi "Franzon", che venne arrestato, processato e quindi internato prima a Bolzano e poi a Dachau: venne liberato dalla prigionia dagli alleati e quindi, dopo un periodo di riabilitazione in ospedale, fece ritorno a casa.

Dopo il 25 aprile, con la fine della guerra, si formò anche a Malé un Comitato di Liberazione Nazionale che comprendeva i rappresentanti di tutti partiti: ne facevano parte tra gli altri Luigi Mochen "Mano" (Democrazia Cristiana), Livio Giacomoni (Partito Liberale), Guido Casna "Nana" (Partito d'Azione), Renzo Gasperini (Partito comunista), gli indipendenti avvocato Bregoli e il prof. Umberto Corsini. Primo sindaco del dopoguerra fu Iginio Giacomoni.

Con l’avvicinarsi degli ultimi giorni di guerra, il viavai di truppe tedesche in ritirata diviene sempre più intenso: furono giorni difficili, segnati dalla paura e dalla forzata ospitalità data ad alcuni ufficiali e soldati del Reich prossimo alla fine. Eloquenti di questi giorni sono le testimonianze lasciate da Antonio Manfroni de Manfort (1869-1951), di Caldes:

“Qui non c’era truppa. Si fu soltanto col giorno 26 aprile che il passaggio di veicoli militari fu (…) durante le notti. Non si fermarono, filavano per la Mendola era la ritirata dopo la battaglia del Po. Il 30 aprile arriva alle 3 ½ di notte un riparto di tanks con un camion. Vogliono alloggio. Noi abbiamo due ufficiali prussiani e un soldato che riposavano sino alle 12. Indi verso le 17 ripartirono per la Mendola. Non fecero prepotenze anzi furono gentili con noi. Ancor la sera di quel giorno arrivano pure altri camions con soldati pure provenienti dalla battaglia del Po e altri (…)

Era un reparto già comandato da “Schweitzer” caduto sul campo, che si trovavano qui come da accordo fatto fra loro. Noi ebbimo ospiti un medico Dr. Müller già assistente all’Università di Jena e due ufficiali (uno di Colonia).”

Il mese di maggio, l’ultimo di guerra, portò spasmi di cruda violenza per poi lasciare il campo alla tanto sospirata pace; non mancarono gli episodi controversi e i morti ammazzati; un capitolo di storia solandra ancora pieno di ombre e di vicende pressoché sconosciute.

La piazza di Malé alla fine degli anni Quaranta

“Un brutto momento ci fu il 1 maggio quando verso le dodici si sentì un forte crepitio di mitragliatrice in vicinanza. Era una pattuglia di partigiani scesa dal monte di Cavizzana che nei pressi del ponte “a Croce” aggredì un camion mitragliandolo e uccidendo un ufficiale e ferendo un soldato. La guarnigione di qui accorse si armò e tentò di inseguire i partigiani che si erano dileguati. Noi temevamo rappresaglie. Non successe però nulla. Per fortuna l’esercito sentiva nelle costole la disfatta e non reagiva più sebbene fosse però sempre disciplinatissimo e ubbidiente agli ufficiali.

Durante la notte del 1 al 2 maggio arrivarono (…) ai soldati che Emilio Manfroni, quale commissario prefettizio dovette alloggiare parte alla palestra (le scuole erano già occupate) e parte nel magazzino frutta di Severino Zanella & co.”

Ormai la guerra è finita: il 2 maggio arriva l’annuncio della capitolazione della Germania. Ma altri crimini, frutto dell’avidità e dell’esasperazione, macchiano la felicità per la pace riconquistata.

“Il 2 maggio passaggio di truppa alla spicciolata. Verso le 14 ore gli ufficiali qui di stanza ci dissero che il loro comando aveva ordinato la cessazione delle ostilità. 2 maggio 1945 ore 14 (ora estiva). Di fatto due ore dopo venne l’annunzio della capitolazione. Da parte di Heinrich von Vietinghoff generale comandante il fronte sud col quartiere generale a Bolzano (si seppe ciò solo allora da parte degli ufficiali). Fine dell’incubo. Si respira! Il giorno 3 maggio dopopranzo i soldati partono. Una pagina dolorosa è stata scritta dal contegno della popolazione che scatenò i suoi istinti di avidità al punto di aggredire e perfino assassinare soldati e perfino prigionieri inermi per depredarli! Eravamo in casa. Io Antonio Manfroni, Emilio Manfroni colla moglie Piera Dalla Bona e la domestica Emma Rizzi di Cavizzana”. 

La fine della guerra, la rinascita repubblicana e il primo statuto di autonomia del 1948 furono le premesse per una nuova stagione di sviluppo, che gradualmente avrebbe annullato la vecchia piaga dell'emigrazione e dato alternative all'agricoltura.


L'ordine del giorno con cui il 3 maggio 1945 il generale Vietinghoff annuncia la ritirata germanica

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