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I racconti di Natale nei Vangeli

gio 06 gen 2022 12:01 • By: Renato Pellegrini

Nel giorno dell'Epifania, un viaggio alla scoperta dei Vangeli dedicati all'apparizione di Gesù al mondo

Domenico Bonora, Adorazione dei Magi, Cusiano, chiesa di Sant'Antonio, 1748

Con l’Epifania finisce il tempo del Natale e si torna alla vita di ogni giorno. Ricominciano le scuole, pandemia permettendo, si torna al lavoro e anche tutte le feste liturgiche trovano una loro normalità.

I cristiani, nelle celebrazioni della liturgia domenicale, pregano quel Dio che è nato e che ha piantato la sua tenda in mezzo agli uomini. La tradizione del Natale, la sua celebrazione con presepi e alberi ben visibili su strade e piazze, l’atmosfera che invita ad essere più buoni svanisce un poco alla volta.

Tacciono i canti che inneggiano al «bambino divino» e si ripone con i re magi anche qualche desiderio non realizzato e qualche sogno che si spera diventi realtà. La storia di quella nascita misteriosa a Betlemme più di 2000 anni fa rimane per molti un dolce ricordo, un auspicio di tenerezza e la speranza di un mondo che si possa rinnovare. Per altri può essere una pausa che invita a riflettere o magari a distrarsi in un periodo non troppo lungo di vacanza. Non è comunque facile capire cosa sia realmente avvenuto nella Palestina del primo secolo dopo Cristo e come si debbano intendere i racconti della nascita del Salvatore.

Da un lato bisogna tener presente che non sono trattati speculativi, ma nemmeno si possono ricondurre ai manuali di storiografia e di biografie scientifiche. I Vangeli sono libri scritti da credenti, quindi con uno sguardo attento alla teologia, usando quei dati storici necessari per non cadere nel puro mito o nella leggenda.

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Non so quanti sappiano che solo due evangelisti, Matteo e Luca, raccontano la nascita di Gesù. E lo fanno collocandola in contesti molto diversi.

Anche i personaggi che vanno ad incontrare quel neonato così atteso e contemporaneamente così avversato sono diversi. Per Luca sono i pastori, gente malvista, delinquenti da cui stare lontani. Pascolavano le loro greggi e nella notte apparve loro un angelo. Non è dunque nato Gesù il 25 dicembre! Non ci sarebbero stati i pastori con le loro pecore libere sui prati.

È una data scelta più tardi, molto più tardi, dalla Chiesa, per sostituire una festa pagana: è la festa messa lì quando i giorni diventano più lunghi e s’accorciano le notti per il solstizio di inverno. È la festa che indica Gesù luce del mondo. E ancora vorremmo sapere dove è nato? Certamente a Betlemme, ma in una grotta? Al freddo e al gelo? Così cantiamo in Tu scendi dalle stelle, canto composto da Alfonso Maria de Liguori, più per esprimere l’amore di Dio per l’umanità, che per indicare un dato storico. Matteo presenta non i pastori, ma il viaggio dei magi. Seguendo una credenza allora molto in voga, Matteo sceglie alcuni maghi (questo il senso del termine usato dall’evangelista) che scrutano il cielo e, vedendo una nuova stella, pensano che deve essere nato un grande personaggio, che sarà significativo per tutta l’umanità. Anche questo racconto ha poche basi storiche. Ma allora cosa sappiamo di Gesù?

I racconti della nascita sono come una introduzione al Vangelo. Sono stati scritti per ultimi. Ciò che interessava agli evangelisti e ai primi cristiani era la morte in croce e la Risurrezione. Nei cosiddetti Vangeli dell’infanzia si vuol mettere in evidenza, con un genere letterario particolare, quasi mitologico, quello che Gesù avrebbe fatto in tutta la sua vita: accogliere tutti, anche i peccatori, anche quelli che noi chiamiamo «irregolari», proprio come i pastori. Gesù è venuto per dare dignità anche a ogni uomo, ebreo o no, magari straniero e dedito alla magia.

Questo ci dicono i magi. Da un’epoca lontana, dove la scienza era ancora un auspicio, ci viene un messaggio di vitale importanza: in Gesù Dio si è fatto vicino, ha abbattuto ogni barriera, ha tracciato la strada della pace e della dignità per tutti.

In una sua poesia Bertolt Brecht, non proprio un credente, descrive l’attesa di Gesù e lo invoca così: «Oggi siamo seduti, alla vigilia del Natale, / noi, gente misera, / in una gelida stanzetta, / il vento corre fuori, il vento entra. / Vieni buon Signore Gesù da noi, / volgi lo sguardo: / perché tu ci sei davvero necessario.»

Non è questa un grande desiderio da esprimere nel giorno di Natale? Non è questo il senso di un Dio che si fa uomo per aiutarci a diventare capaci di una nuova umanità? 



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