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L’orrore dei lager di Tripoli

dom 06 feb 2022 11:02 • By: Renato Pellegrini

Dove «si lascia che donne e bambini innocenti muoiano nell’indifferenza dei più»

Le vittime del rastrellamento di dieci giorni fa (foto tratta dall'articolo di Nello Scavo - Avvenire)

VALLI DEL NOCE. L’Italia qualche anno fa aveva pensato di risolvere il problema dei profughi provenienti dalla Libia e di mettersi la coscienza a posto. Ma è necessario verificare cosa è cambiato nei campi di prigionia libici dalla firma del memorandum il 2 febbraio 2017, rinnovato nel 2020. Tutte le testimonianze raccolte da Medici senza frontiere confermano che gli accordi tra Tripoli e Roma, così come quelli con Bruxelles e Malta, «sono la principale fonte di approvvigionamento per l’industria della tortura», come racconta Nello Scavo in un articolo su Avvenire di pochi giorni fa. Sono le donne che soffrono di più, costrette in prigioni dove c’è sporcizia ovunque. Non possono vedere l’esterno e vengono violentate dalle guardie. I poliziotti promettono: «Se fai sesso con me, ti lascio libera». Per disperazione qualcuna accetta, molte rifiutano. Lì dentro soffrono la fame, indossano vestiti laceri, a brandelli e vivono nella sporcizia. Chi sopravvive alle sevizie, come una nigeriana, conferma che «le donne vengono prese senza dar loro alcuna spiegazione, portate da qualche parte e il comandante della prigione va a violentarle. Poi tornano piangendo…» Per salvarsi da questo trattamento disumano, qualcuna si finge malata, si sdraia a terra affermando che ha un forte mal di stomaco. La Libia oggi come allora «non è un Paese sicuro.

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Sono ampiamente documentate violazioni sistematiche di convenzioni internazionali sull’asilo e sul rispetto dei diritti umani», si legge in una nota del Centro Astalli, il servizio dei Gesuiti per i rifugiati. «In questi 5 anni – dice padre Camillo Ripamonti – abbiamo ascoltato ogni giorno i racconti di chi è riuscito ad arrivare vivo in Italia, affidandosi ai trafficanti». Per questa ragione al governo italiano «il Centro Astalli chiede di porre fine all’accordo e di investire risorse per evacuare i migranti dalla Libia, come è stato fatto in passato per piccole quote di persone vulnerabili, e prevedere vie di ingresso legali e sicure».

Quando la polizia vuole essere più persuasiva del solito, chiama le bande di criminali. Sono i terribili “Asma Boys”, gang specializzate nello sfruttamento dei migranti. «Ogni volta che cercavamo di scappare – racconta un altro dei sopravvissuti che vivono nascosti in edifici fatiscenti –, chiamavano gli “Asma boys” per venire a frustarci. Gli Asma sono venuti e ci hanno picchiato con i loro kalashnikov. Guarda le mie mani, vedi le cicatrici. Ho il corpo coperto di questi segni. Ci picchiavano con il kalashnikov, sia che tu sia incinta o che tu abbia un figlio con te. Abbiamo dovuto sopportare tutto questo». Qualche ragazza sperava di salvarsi mostrandosi colpita da qualche malattia contagiosa. Qualche volta un medico dava loro delle medicine. Quando arrivavano le guardie le mostravano, e così venivano lasciate stare. Un minorenne eritreo di 17 anni è stato catturato dalla guardia costiera e rinchiuso in una prigione dove sono ammassate centinaia di persone: «Ci hanno preso e messo nella loro barca. Ci hanno portato a Tripoli, al porto. Da lì, ci hanno messo nella prigione di Gharyan». La riprova di un sistema più simile alla pirateria. Perché quella di Gharyan è una prigione clandestina, per quanto a tutti nota. E lì non dovrebbero finirci i migranti intercettati dalle motovedette. «In quella prigione – racconta il ragazzo – , ci hanno picchiato. Perché? Perché vogliono che diamo dei soldi per poter uscire. Sono rimasto lì per quattro mesi. Tutti i segni che ho vengono da lì, dalla prigione». 

Di fronte a simili tragedie, c’è ancora un po’ di umanità? Assistiamo in Europa a paurosi vuoti di memoria. Paesi dell’est da cui la gente fuggiva durante la dittatura comunista, ed erano accolti in Occidente, ora si oppongono testardamente ad accogliere profughi e migranti. Si innalzano muri, si spara, si lascia che donne e bambini innocenti muoiano nell’indifferenza dei più. Siamo sicuri di essere capaci di futuro così facendo?    

 



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