Skin ADV

Cambiada la pronuncia, sparagnada la fadigia

ven 22 mag 2020 • By: Laura Abram

Le coppie minime, come la differenza di un solo suono modifica il significato di una parola

Ho voluto iniziare questo articolo facendo riferimento alla famosissima abilità dei nonesi, quella di sparagnar, zstrong>per parlare di un fatto linguistico curioso che ben si abbina al concetto di risparmio. Ho sempre pensato che il noneso, come molti altri dialetti, fosse una lingua dotata del pragmatico dono della sintesi, che non si perde in perifrasi per esprimere i concetti fondamentali della quotidianità.

Ho visto di recente un’immagine che faceva notare come la parola nonesa bon, pronunciata con enfasi diverse e utilizzata in situazioni varie, sostituisca molte espressioni italiane: “buono, gustoso”, “ok”, “d’accordo”, “va bene, ho capito, smettila”, “basta, grazie” ecc. Sempre seguendo questo ragionamento, ho realizzato che ci sono nel nostro dialetto varie coppie di parole che differiscono solo per l’accento ma che cambiano completamente di significato.

In linguistica si definiscono “coppie minime” le coppie di parole di una stessa lingua in cui la differenza di un solo suono (o meglio fonema) determina significati diversi; sono coppie minime dell’italiano, ad esempio, “pane” e “cane”. Un esempio in noneso potrebbe essere costituito dalle parole sant e sanc, che variano solo nell’ultimo fonema e questo basta per determinare un cambio netto di significato.

Le coppie minime saltano meno all’occhio quando sono determinate da un cambiamento a livello vocalico. Facciamo l’esempio italiano di “pesca”. Secondo la dizione italiana corretta, la “pèsca” (con la e aperta) sarebbe il frutto del pesco, mentre la “pésca” (con la e chiusa) sarebbe l’attività del pescare. Questa è a tutti gli effetti una coppia minima, poiché per il cambio di un solo fonema (è o é) la parola muta completamente di significato. Ma quanti di noi realmente pronunciano questa differenza? E quanti la scrivono? Ebbene anche in noneso ci sono moltissime coppie minime legate al cambiamento di accento ed è proprio per questo che mi è venuto da sorridere pensando che, anziché creare parole nuove, il noneso, da vero risparmiatore seriale, si limita a girare un accento per esprimere nuovi significati. Vediamone alcune:


bót (= bótte) e bòt (= volta)

són (= sono; variante a zone del più diffuso sén) e sòn (= sonno)

péz (= abete rosso) e pèz (espressione usata per quantificare il tempo)

dón (= do) e dòn/Dòn (= appellativo del parroco/nome proprio di paese dell’alta Val di Non)

léz (= canale irriguo) e lèz (= legge)


Viste queste importanti differenze d’accento è sempre importante specificare la pronuncia quando si scrive in noneso, questione che si pone anche con l’utilizzo della s sonora (quella di “rosa”) e della s sorda (quella di “santo”) nelle coppie di parole come:


bisuel (= termine utilizzato nella zona di Revò con il significato di “bisogna”) e bisuel (= vermetto, larva)

pesi (= pesi) e pesi (= pesci).

 



Riproduzione riservata ©

indietro