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Comari e compari

gio 20 feb 2020 • By: Laura Abram

Levatrice o testimone di nozze? Cosa significano in dialetto le due parole?

Un giorno mi è stato chiesto da un’amica: «Vuoi farmi da comare?». Da comare? Visto che la mia amica si stava per sposare e il tono della sua richiesta era piuttosto importante, ho immaginato che mi stesse chiedendo di farle da testimone di nozze, ma nella mia testa continuava a ripresentarsi la stessa domanda: ma la comare non è la levatrice, quella che aiutava le nostre nonne a partorire? Ho accettato volentieri la proposta e mi sono detta che, visto che la mia amica è veneta, questo doveva essere un suo dialettalismo.

L’occasione di ripensare a questi termini mi è capitata di recente quando ho sentito, in noneso: «Vues farme da compare?», e ho deciso di andare a controllare.

Chi aveva ragione tra me e la mia amica? Secondo la pura etimologia del termine, nessuna delle due: comare deriva dal latino cum (= con) + mater (= madre) e ha, quindi, come significato originario quello di «donna che tiene a battesimo un bambino». Il termine usato più comunemente oggi, «madrina», ha la stessa radice, essendo diminutivo di «madre»; è diverso, invece, quello usato in dialetto, che per la mia amica è santola e in noneso è vidaza. Quest’ultimo termine è particolare e di etimologia piuttosto oscura: ipotizza Enrico Quaresima che possa derivare dall’abbreviazione dell’antico tedesco gotfader (= padre in Dio, padrino) che ha dato origine a gudàz (presente, ad esempio, nel dialetto lombardo). La successiva adozione di una i e quindi l’evoluzione a guidàz (presente in alcuni dialetti del Nord Italia) e al nostro vidàz è attribuita dal Quaresima alla mescolanza di questa parola con il termine guida, relativo al ruolo spirituale del padrino.

Ma torniamo a comare: secondo il dizionario, a livello regionale questa parola può indicare anche la levatrice, poiché spesso era lei, un tempo, che presentava i neonati al battesimo.

Ecco perché per noi l’ostetrica è rimasta la comare.

Infine, come significato esteso, può avere anche quello di «donna che fa da testimone alle nozze», significato che, credevo, in noneso non fosse passato. Ho poi scoperto, però, che nel nostro dialetto abbiamo il termine compare da l’anel, che indica proprio il testimone di nozze. Anch’esso derivato da cum (= con) + pater (= padre), avrebbe come primo significato quello di «colui che tiene a battesimo il figlio altrui» e, subito dopo, quello di «testimone di nozze», specificato spesso, anche in italiano, da diciture come compare di matrimonio o compare d’anello, per il compito che gli era riservato di consegnare gli anelli agli sposi durante la cerimonia. Visto che in noneso il primo significato è espresso dal termine vidàz, compare non risulta oggi molto usato, se non con il significato di «caro amico». Facciamo attenzione però al proverbio, che ci mette maliziosamente in guardia di fronte a questi amici, poiché in noneso si suol dire: Compare da l’anel, pare del prim putel.



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