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Una storia di legno, artigianato e cultura

ven 21 feb 2020 • By: Alberto Mosca

Requiem per la sala assemblee della Comunità della Valle di Sole

Di cambiare arredamento, ogni tanto ci sta. Ma un effetto particolare lo fa il cambiamento occorso alla storica sala assemblee del Comprensorio della Val di Sole, a Malé. Dopo il marrone del legno e il rosso delle tende, tocca alle sfumature di grigio.

Scopriremo presto, alla prima occasione pubblica, se la nuova sala sarà più accogliente, comoda, funzionale. Le sedie lo sono di sicuro, mentre il tavolo dei relatori qualche dubbio lo suscita. Non può però mancare una sorta di requiem per un arredo che era molto di più che un bancone dei relatori accompagnato da banchi più piccoli per il pubblico.

Dietro quell’arredo, realizzato dagli artigiani solandri nella prima metà degli anni Ottanta, vi fu una rinascita culturale, nel nome dell’arte e dell’artigianato solandro, che ebbe il primo promotore nel grande pittore di Caldes Paolo Vallorz (1931-2017). A partire dal 1979, dopo una prima mostra alle Contre di Caldes, tenuta a battesimo da personalità della cultura nazionale e locale (De Grada, Testori, Porzio, Bezzi e Covi), ne seguirono altre tre (1981-83), tutte coronate da grande successo di pubblico e di critica.

Una rinascita “dell’artigianato e della cultura di base” per la quale Vallorz sollecitò gli artigiani a ricercare, nella tradizione locale, modelli di riferimento da ripensare con “fantasia e carattere” per le loro produzioni moderne.

In breve tempo, quel gruppo composto da 16 falegnami e 2 fabbri si costituì in cooperativa insieme a Vallorz, all’avvocato Italo Covi e al pittore Albino Rossi, per continuare la ricerca e l’elaborazione di uno “stile solandro” e per la promozione dei loro prodotti.

Molti furono i frutti di quell’idea tesa a qualificare ad alto livello l’artigianato tradizionale della valle, visibili in numerosi edifici pubblici come il municipio di Dimaro, la Biblioteca Storica del Centro Studi a Terzolas, la sede dell’Istituto Trentino di Cultura a Trento; e, fino a poche settimane fa, nella sede della Comunità della Valle di Sole.  

Premesso ciò, per sapere che fine hanno fatto gli arredi, come detto legati ad uno snodo fondamentale nella storia culturale della valle nel secondo Novecento, abbiamo chiesto spiegazioni al presidente della Comunità, Guido Redolfi, che rassicura: “I mobili sono stati smontati e sono conservati in sede: siamo consapevoli del loro valore e intendiamo verificare la possibilità di utilizzarli per arredare altri spazi, qui in sede o ascoltando le richieste che potranno venire da enti e associazioni della valle; anzi – aggiunge Redolfi – abbiamo già avuto delle richieste di riutilizzo e ricollocazione. Anche le sedie dismesse sono a disposizione”.

Per il resto, Redolfi spiega come “la sala, esaurita la sua funzione istituzionale, aveva bisogno di essere rinnovata per andare incontro alle esigenze di utilizzo e per questo si è intervenuti, oltre che sull’arredo, sui pavimenti, le tende, gli impianti elettrici e illuminanti, portandola ad una capacità di 90 posti rispetto agli 80 precedenti”.

Cambiare arredamento, ogni tanto ci sta. Purché si conservi memoria di un bancone che, al di là del legno di pregio e delle ore di lavoro creativo e manuale spese per realizzarlo, rappresenta un punto di svolta culturale nella storia recente della Val di Sole.


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