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Venerdì santo: ma non per sempre

dom 17 apr 2022 08:04 • By: Renato Pellegrini

Gesù in croce dice di diventare responsabili delle proprie azioni; è questo il messaggio della Passione

Non so se tutti i cristiani interpretino in modo corretto i simboli e il cammino che sono espressi nel triduo pasquale appena celebrato. Mi soffermo prima di tutto sulla croce, che sta al centro della celebrazione del venerdì santo. Forse in molti hanno scambiato «la croce» con «le croci», ossia con le malattie, le sofferenze fisiche e psichiche, i fallimenti sociali o affettivi.

È piuttosto diffuso il detto popolare secondo cui ciascuno deve portare la sua croce: tutti hanno qualche problema di risolvere, qualche vuoto da sopportare. Ho addirittura sentito qualche anima pia affermare che più croci si hanno e più si è vicini a Dio. Questa “cultura intimista”, non ancora del tutto superata, ha imperato per secoli e ha devastato il significato più vero che alla croce ha dato Gesù.

Seguo nella mia riflessione quanto scrive Eugen Drewermann, teologo e psicanalista tedesco, sul tema. Prima di tutto va detto che la croce non è segno di onore o di venerazione. È piuttosto la concentrazione di tutto ciò che è anti-umano e anti-divino. Il Venerdì santo deve quindi far riflettere e meditare su come si possa evitare, abolire, eliminare la croce.

Guardiamo a due personaggi che nel Vangelo in qualche modo la costruiscono: Pilato e Caifa. Il primo non vuole condannare Gesù. Davanti al popolo ha ammesso di non trovare in lui alcuna colpa. Ma ben presto si arrende e si convince di dover cedere alle richieste di chi lo vuole giustiziare, anche se per lui Gesù è un giusto.

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Non può fare diversamente per la carica che ricopre. L’altro, Caifa, non vuole inizialmente eliminare Gesù, nonostante fosse convinto che non ci si poteva più permettere quel profeta di Nazareth. L’autorità politica e l’autorità religiosa si alleano per vigliaccheria e per salvare i loro interessi.

È necessario capire questo se si vuole che il Venerdì santo abbia fine su questa terra intrisa di sangue. Ma altro ha da insegnarci la vicenda della passione e morte di Gesù dalla presenza del popolo e dei legionari romani: su questa terra i peggiori delitti non vengono compiuti per il desiderio di uccidere; è invece più diabolica l’obbedienza cieca, la paura di riflettere in prima persona sul contenuto di determinati ordini.

Il più pericoloso su questa terra è il tipo umano che ha rinunciato a pensare, delegando la sua responsabilità ai sistemi, ai gradi, alle gerarchie. Quelli che sono sempre innocenti, che hanno sempre la coscienza pura, quelli che è sempre colpa degli altri, quelli che delegano, quelli che hanno sempre pronto un pretesto, quelli che devono obbedire agli ordini sempre… sono i più pericolosi.

Gesù in croce dice di diventare responsabili delle proprie azioni; è questo il messaggio della Passione. Se non si rischia la propria libertà, la propria responsabilità, la propria competenza… il Venerdì santo tornerà ancora. Non è pensabile che Gesù venga condannato a morte, se uno solo degli uomini che entrano in azione al processo di Gesù avesse dato ascolto alle donne presenti alla Passione.

Nessuna madre manderebbe mai un suo figlio in guerra a farsi massacrare. Un ultimo messaggio può venirci dalla Passione: noi oggi non ci inginocchiamo davanti alla croce, ma davanti al Crocifisso.

È una persona meravigliosa, capace soltanto di amare. Quando sperimentiamo soltanto un pezzetto di quell’amore, cominciamo a comprendere la verità che è venuto a portarci: «Amatevi gli uni gli altri, come io vi ho amati».

Se c’è una speranza in questo giorno, essa consiste unicamente dell’evidenza di un simile amore: niente di ciò che amiamo davvero potrà essere distrutto, niente di ciò a cui teniamo tanto, che ci permette di umanizzarci sarà distrutto, perché le persone che amano davvero sanno far trionfare la vita. Persino il Venerdì santo è solo un inizio: se comprendiamo profondamente Gesù nell’ora della sua morte, svaniscono anche gli ultimi motivi di angoscia. Esiste la forza di un amore indistruttibile, esiste il coraggio di una verità eterna, esiste un Dio che vuole che noi viviamo e che ci chiama all’immortalità.

Noi cristiani e cristiane di oggi di fronte alla disumanizzazione dilagante, di fronte ai morti in carcere e in mare, alle ingiustizie sociali, di fronte alla propaganda e alla menzogna che vorrebbero giustificare la guerra in Ucraina con migliaia di morti ammazzati, di fronte ai sepolcri di oggi siamo chiamati a protestare. Così saremo davvero testimoni profetici della Risurrezione, il seme posto da Dio in Gesù e che continua a germogliare.



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