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La crisi delle nostre parrocchie (1)

dom 04 set 2022 09:09 • By: Renato Pellegrini

Oggi la parrocchia è bisognosa di cura, di rinnovamento, di coraggio

Sono passati dieci anni dalla morte del cardinale Carlo Maria Martini a Gallarate, dove si era ritirato a causa della malattia, dopo il periodo a Gerusalemme. Nel 2002 aveva lasciato la guida della diocesi dopo ventitré anni di episcopato.  Morì dieci anni dopo le dimissioni e si vide subito che Milano non l’avrebbe dimenticato. Il suo funerale era stracolmo di gente addolorata. Ancora oggi la sua tomba in Duomo è costantemente visitata.

Martini è stato popolare non come un leader carismatico ma come un maestro e un riferimento per tanti. Fra le tante intuizioni di cui ci ha fatto dono, ricordo una frase, un invito rivolto ai cristiani: «Non guardate alla Chiesa del passato, non guardate alla Chiesa di oggi, ma pensate alla Chiesa del futuro».

Da questo pensiero comincio una riflessione, che vorrei continuare con alcuni interventi, sulla crisi delle nostre parrocchie. Io credo che non facciamo torto a questo grande cardinale se mutiamo leggermente il suo pensiero: non guardate a come erano le parrocchie di ieri, non fissatevi sulle parrocchie di oggi; siate attenti ai cambiamenti della società, degli uomini e del loro modo di credere e immaginatevi parrocchie altre per il domani.

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È ancora forte la tentazione del sentire la parrocchia non collegata in modo armonico con tutte le altre. Fino a non molto tempo fa avevano i loro confini. Ricordo a Trento: fino alla via tale si estende la parrocchia X, poi comincia l’altra; i fedeli dovevano interessarsi e frequentare la loro parrocchia. Ma già allora non mancavano le obiezioni. Il non saper guardare oltre i confini del proprio orto parrocchiale è una malattia grave! Oggi la parrocchia è bisognosa di cura, di rinnovamento, di coraggio. Basta parlare con i sacerdoti e i laici impegnati, basta viverla un poco per avere subito idea di quanto profondo sia lo ‘smottamento’ della parrocchia nel XXI secolo.

Questo ‘smottamento’ merita la nostra massima attenzione: ad essa viene ancora riconosciuto un ruolo decisivo nella trasmissione della fede, ma «dobbiamo riconoscere che l’appello alla revisione e al rinnovamento delle parrocchie non ha ancora dato sufficienti frutti perché siano ancora più vicine alla gente, e siano ambiti di comunione viva e di partecipazione, e si orientino completamente verso la missione» [Evangelii Gaudium 28]. Ci sono stati tentativi di cambiamento, è vero; tentativi che tuttavia sono molto localizzati, legati a un parroco, a un gruppo di laici, a qualche vescovo lungimirante.  

Non riesce a far vivere la fede oltre il culto e il rito che spesso stancamente si trascinano. Rianimare liturgie e preghiere, dare spazio al silenzio, ascoltare la Parola, superare devozioni non più eloquenti per l’uomo del terzo millennio sembrano obiettivi ardui. La parrocchia vive anche una crisi di persone: quantitativamente i fedeli diminuiscono. Sempre meno i frequentatori delle attività. Meno persone significa anche meno volontari, minor disponibilità per svolgere attività che sono lascito di altri tempi e altri numeri e conseguente ‘sovraccarico’ di impegni per i pochi rimasti. (Continua)   



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