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Follia pastorale

dom 23 ott 2022 10:10 • By: Renato Pellegrini

Per la Chiesa è tempo di cambiare

VALLI DEL NOCE Vi è una frase attribuita ad Einstein che può felicemente illustrare un certo modo, piuttosto diffuso, di fare pastorale in questi tempi decisamente difficili. La frase è questa: «È follia immaginare di ottenere risultati differenti, mettendo all’opera sempre le stesse cose».

Preti e laici in gran parte non si rassegnano ad accettare il cambiamento d’epoca che stiamo vivendo, un cambiamento radicale, che mette in discussione Dio e la Chiesa, Gesù Cristo e i sacramenti. Si pensa ancora che battesimo, cresima e prime comunioni in qualche modo dipingano cristianamente la società. È una pericolosa illusione, che naturalmente non significa che non ci sarà più posto per il Vangelo. Quando si pensa così a me pare di dover registrare una sorta di “follia pastorale” in atto nelle nostre comunità. Anche se siamo tutti persuasi, a partire dai genitori fino ai preti, che un certo modo di organizzare l’iniziazione cristiana, e cioè celebrare per i bambini e gli adolescenti i primi tre sacramenti, non porta nessun frutto, molti, sicuramente troppi, catechisti e parroci continuano a portare avanti esattamente quel modo di organizzare le cose. E così, scrive Armando Matteo, tutti lavorano «per fare in modo che questi ultimi (i cresimati) lascino la comunità» (in Il postmoderno spiegato ai cattolici e ai loro parroci, ed Messaggero Padova).

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Questa è la situazione, e tuttavia nulla viene cambiato in riferimento alla preparazione per la prima comunione e per la cresima. Non è forse follia pastorale? Francesco, riguardo a tutto ciò, ci mette in guardia e ci invita a prendere le distanze. Probabilmente molti avranno sentito ripetere dalla viva voce del Papa che non possiamo più avvalerci della sicurezza che ci offre l’idea del «si è sempre fatto così». Se si vuole far conoscere e diffondere il Vangelo, non ci si può rifare a quel tipo di ragionamento. Oggi in modo particolare. L’evangelizzazione di cui c’è bisogno oggi da un lato deve suscitare il dubbio che, forse, vivere senza Dio non è una grande conquista per il singolo e per l’umanità, e dall’altro dovrebbe quindi far sorgere il desiderio di Gesù prima di tutto nel cuore di uomini e donne ormai adulti, molto differenti dai loro genitori e piuttosto lontani da una convinta vita di fede. Anche per loro il Vangelo è un illustre sconosciuto. In tutto questo non si può dimenticare proprio quel cambiamento d’epoca, che ha portato l’Occidente dalla valle di lacrime dei secoli passati alle terre di benessere del nostro tempo. Mi pare importante sottolineare un altro aspetto che oggi manca anche tra i cristiani: è la comunità. Troppo spesso si vive il cristianesimo in solitudine e senza gioia, senza scommettere sulla parola del Vangelo e sulla forza che possiede il contatto personale con essa. Quello che è importante e urgente se si vuole mettere in atto un agire pastorale efficace è lavorare affinché la testimonianza dei credenti l’appetibilità del Vangelo per una vita riuscita anche per gli uomini e le donne di oggi.

Papa Francesco ci esorta a non avere paura di cambiare il nostro modo di fare pastorale, a non fissarci su ciò che un tempo apparve molto efficace, a trovare gesti e stile di una presenza cristiana che dica ai nostri contemporanei -adulti o giovani che siano- che non c’è nulla di più desiderabile di incontrarsi con Gesù. Sarà proprio sbagliata l’idea di sospendere per un paio di anni la catechesi di bambini e adolescenti per leggere e riflettere con i loro genitori il Vangelo per farlo diventare un valore personale e comunitario da vivere? Sarà proprio da escludere una proposta che vede la cresima spostata di qualche anno, permettendo agli adolescenti una scelta più libera e personale? E non è forse necessario togliere quella solennità tutta esteriore che connota la celebrazione della prima comunione? Tutto questo richiede tempi lunghi, fantasia e fiducia che nella fatica del credere Dio non abbandonerà la sua Chiesa.



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