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Orso, bandiera nera di Legambiente al Trentino

dom 11 giu 2023 11:06 • Dalla redazione

“Gravi carenze nella gestione della convivenza da parte della Giunta provinciale"

TRENTO. Legambiente assegna 19 bandiere verdi nelle Alpi che "raccontano la rivoluzione in atto nei territori montani i quali, con iniziative e progetti concreti e sostenibili, cercano di contrastare crisi climatica e spopolamento delle aree montane, facendo rete e rafforzando la comunità locale". È la direzione opposta a quella in cui vanno le 11 bandiere nere, "esempio di pervicaci e infelici impulsi a reiterare logori schemi del passato". In totale dal 2002 sono state 260 le bandiere verdi assegnate e 229 quelle nere. Tra le bandiere nere di Legambiente, la Giunta provinciale del Trentino viene sanzionata, in particolare, "per le gravi carenze nella gestione della convivenza con la popolazione di orsi, poiché non ha realizzato un piano efficace di comunicazione e non ha gestito in modo scientificamente fondato le situazioni problematiche".

Di seguito le motivazioni contenute nel Report 2023.

“Il progetto LifeUrsus di reintroduzione dell’orso bruno nelle Alpi Centrali è stato uno straordinario successo scientifico con un importante valorizzazione della biodiversità, come riconosciuto a livello internazionale.

Graziadei maggio

Purtroppo, dopo la prima fase sperimentale gestita dal Parco Adamello-Brenta, da quando la gestione è passata alla Provincia, è calata l’attenzione sugli aspetti scientifici del progetto. Anche per quanto riguarda le misure da osservare per prevenire e limitare i rischi di aggressione sull’uomo non si sono investite sufficienti risorse nella gestione e, in particolare nella comunicazione. Infatti, l’attuale Giunta provinciale non ha realizzato il piano di comunicazione elaborato nel 2016, inoltre ha trascurato misure di prevenzione come la sostituzione delle batterie dei radiocollari sugli animali giudicati potenzialmente pericolosi. È stata anche trascurata l’informazione sulla presenza di femmine con cuccioli, preferendo suscitare allarmi generici sull’eccessiva abbondanza di orsi. Dopo la tragedia del ragazzo ucciso da un’orsa mentre correva in un bosco, la Giunta Provinciale sta reagendo esclusivamente con proclami sulla necessità di eliminare 70 orsi. Una risposta probabilmente infattibile e che, se attuata, rischierebbe di compromettere il progetto e di essere comunque di per sé poco efficace nel limitare i rischi. La condanna a morte di un orso rappresenta sempre una sconfitta sia per l’uomo sia per il lavoro di gestione e di tutela che viene messo in campo anche attraverso i progetti Life. Troppo spesso si dimentica che ci sono diversi strumenti da mettere in atto per il contenimento del conflitto tra umani e grandi predatori. Ad esempio in Appennino tra gli strumenti suggeriti e adottati rivolti agli allevatori ci sono: i cani da guardia, le recinzioni fisse ed elettrificate, la presenza continua del pastore, i dissuasori acustici e ottici, i procedimenti per i risarcimenti economici gestiti online o esperimenti come il gregge del parco che permette di avere subito disponibile la pecora predata riducendo le perdite aziendali. Le problematiche di gestione di specie emblematiche, come il lupo o l’orso, ci dimostrano che per difendere la biodiversità quello che serve è il supporto della scienza e una grande capacità nella gestione della complessità territoriale e istituzionale, ma anche un nuovo patto di collaborazione tra parchi e comunità locali, da cui è indispensabile ripartire con obiettivi chiari e condivisi”.



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