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L’Autonomia come laboratorio di innovazione e di pace

mer 06 set 2023 09:09 • Dalla redazione

La cerimonia ufficiale per i 77 anni dell’accordo di Parigi con gli interventi dei presidenti Fugatti, Kaswalder e Gianmoena

TRENTO. La necessità di riprendere il percorso di evoluzione dello Statuto di autonomia, in collaborazione con l’Alto Adige, puntando al meccanismo dell’Intesa per prevedere l’assenso delle Province di Trento e Bolzano per le modifiche di rango costituzionale che possono impattare sul nostro stesso autogoverno. L’esigenza di sviluppare la formazione e la cultura sul tema dell’autonomia, attraverso il Centro studi previsto dalla legge di assestamento provinciale, che può essere laboratorio di soluzioni con riguardo esteso alle crisi internazionali. Ancora, la possibilità per l’autonomia trentina di rafforzarsi come modello per gli altri territori, nel percorso dell’autonomia differenziata e valorizzando il ruolo degli enti locali.

Sono alcune delle questioni emerse nella cerimonia ufficiale per la Giornata dell’autonomia, il 5 settembre, nei 77 anni dalla firma dell’accordo Degasperi-Gruber che pose le basi per l’autogoverno trentino e altoatesino. Ad intervenire i presidenti Maurizio Fugatti (Provincia autonoma di Trento), Walter Kaswalder (Consiglio provinciale), Paride Gianmoena (Consiglio delle autonomie locali), nell’appuntamento moderato dal Capo Ufficio Stampa della Provincia autonoma di Trento Giampaolo Pedrotti e che ha visto la partecipazione del direttore della Fondazione Museo storico del Trentino Giuseppe Ferrandi e dello storico Giorgio Mezzalira.

Nella Sala Depero, gremita con le autorità locali e nazionali e le rappresentanze di politica, economia, società civile e religiosa trentina, il presidente della Provincia Fugatti riferendosi ai 77 anni dal 5 settembre 1946 ha parlato di “una storia lunga, complessa e di successo, che ha individuato una soluzione di pace e convivenza che oggi può essere riferimento per altre aree martoriate dai conflitti”.
“Questa riflessione di carattere internazionale - ha proseguito -, dove la soluzione autonomistica e le esperienze delle regioni di confine potrebbero trovare spazio, ha ispirato l’idea e il progetto di costituzione di un Centro studi che si occupi delle autonomie.

Graziadei maggio

Ecco la ragione della nostra proposta fatta nell’incontro di febbraio a Borghetto e prevista nella recente legge di assestamento. È importante che possa nascere a Trento, terra di confine e di idee autonomistiche, un centro che affronta in chiave interdisciplinare, interregionale e internazionale le autonomie, per incrementare e qualificare la cultura dell’autonomia nel nostro Paese e in Europa, guardando anche ai processi di riforma in atto”.

Fugatti ha poi sottolineato l’esigenza di riprendere il processo di evoluzione dello Statuto: “In una fase nella quale a livello nazionale si parla dell’aumento del livello di autonomia delle altre Regioni, che ci vedono come modello di crescita, credo sia giunto il momento di pensare ad revisione dello Statuto di autonomia. Dentro precisi confini, secondo principi di concretezza, puntando quindi a raggiungere il meccanismo dell’Intesa, che rafforza il parere delle due Province autonome per le modifiche al nostro stesso Statuto”.

Ad aprire i discorsi ufficiali è stato il presidente dell’assemblea provinciale Kaswalder, che ha evidenziato il lavoro fatto nella cornice del Dreier Landtag, che riunisce i tre consigli provinciali, proseguendo poi sulla necessità di compiere passi ulteriori: “Con la dovuta gradualità, con intelligenza e prudenza politica, penso possa arrivare allora il momento nella prossima legislatura provinciale per tentare l’avvio di un processo costituente. Si chiami o meno Terzo Statuto, quel che conta è trovare un’intesa sull’asse Roma-Trento-Bolzano-Innsbruck-Vienna, per far evolvere l’Autonomia attraverso la sua dimensione euroregionale. Spero che la mozione di Riva del Garda, da me proposta e approvata anche dai tre esecutivi, si riveli un primo mattoncino per la costruzione nel tempo di una solida, efficiente, concreta regione europea, che serva davvero ad avvicinare l’Unione ai suoi cittadini”.

“Già nel pensiero del primo Degasperi l’autonomia non era vista come privilegio per pochi ma come modello da estendere con gli altri territori” ha detto Gianmoena, agganciandosi ad un tema di attualità dalla prospettiva delle Autonomie locali: “Credo che l’orizzonte dell’autonomia differenziata possa portare a stimoli e benefici anche per il nostro sistema di autogoverno e tutte le sue componenti. Come evidenziato dalla giudice costituzionale Daria de Pretis, l’autonomia è un valore relazionale. Ebbene, potrà certamente rafforzarsi valorizzando il rapporto tra Provincia e comunità ed enti locali. Un’Autonomia più unita e coesa al suo interno sarà senz’altro più forte anche nel rapporto con lo Stato e come modello per le altre Regioni che intenderanno avviare il loro percorso di maggiore autogoverno”.

Il tema del rafforzamento della cultura dell’autonomia è stato evidenziato anche da Ferrandi, “come presupposto per poterla difendere e potenziare. Di qui la ragione del Centro interdisciplinare studi dell’autonomia che è in procinto di essere costituito come luogo che può facilitare e mettere a fattor comune gli sforzi e ricerche dei vari soggetti che a livello provinciale, regionale, nazionale e europeo si occupano del tema”.

A seguire l’intervento dello storico Giorgio Mezzalira “A proposito dell’opera di Claus Gatterer (1924-1984). In lotta contro Roma: cittadini, minoranze e autonomie in Italia”. “Non un semplice – tra virgolette – resoconto di una ricerca scientifica” ha detto Mezzalira riguardo all’analisi della monumentale opera dello storico e giornalista austriaco/sudtirolese “ma una dichiarazione di impegno nonché un’indicazione di approccio e di metodo buona per chi intende contribuire a una cultura dell’autonomia che sappia nel contempo osservarsi criticamente ed educare alla convivenza”.



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