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Una nuova religione

dom 08 nov 2020 09:11 • By: Renato Pellegrini

Che dal tempio si sposta "nella vita"

Da decenni si continua a dire che la religione è in crisi. Ed è una crisi iniziata un poco alla volta a partire dall’Illuminismo, almeno. Con la pandemia del coronavirus, la crisi religiosa è semplicemente diventata più evidente e sfacciata. Diventa più evidente l’abbandono delle pratiche religiose: le messe sono disertate, i matrimoni sono cancellati, i battesimi stanno diminuendo e la cresima diventa il momento dell’esodo, dell’abbandono della chiesa da parte degli adolescenti.

Come si vede comportamenti non nuovi, ma certamente più marcati ed evidenti. I seminari sono sempre più vuoti e vuoti anche i conventi. Dunque, così almeno pare, la religione potrebbe essere giunta agli ultimi tempi.     

Forse non mi importa e non mi interessa questa crescente crisi del “fatto religioso”? Niente di più lontano da quello che penso. 

Solo che sto guardando la questione da un altro punto di vista. Sono infatti convinto che la religione non sta scomparendo. Si sta spostando. Sta uscendo dai templi. Sta sfuggendo di mano ai preti e a chi, mi si permetta l’espressione, l’ha gestita finora.  Si svincola dal “sacro”. E ogni giorno che passa, la vediamo e la avvertiamo in modo sempre più palpabile nel “profano”. 

Il centro della religione non sta più “nel tempio”, sta “nella vita”. E nella difesa, nella protezione della vita e nella capacità di darle dignità. Inoltre, la religiosità sta nel progetto di vita e nel modo di vivere che ognuno assume, fa suo e mette in pratica. Il nostro vescovo, proprio riferendosi a questo tempo di pandemia ha detto che gli ospedali sono le nuove chiese e medici e infermieri i nuovi sacerdoti.

Funivie Madonna di Campiglio

Scrivo queste cose pensando a San Giovanni Battista. Il padre di Giovanni era un sacerdote (Zaccaria) e sua madre (Elisabetta) apparteneva alla famiglia di Aronne (Lc 1,5), la famiglia sacerdotale nel senso più pieno. La cosa più logica sarebbe stata che Giovanni avesse esercitato il ministero sacerdotale nel tempio. Invece no. Giovanni è andato nel deserto (Lc 1,80). Giovanni ha visto che il futuro non stava nel tempio e nelle sue cerimonie religiose. Giovanni ha pensato che il problema capitale era la conversione dei peccatori. E questo ha predicato nei suoi sermoni al popolo (Lc 3, 1-14). 

Scrive il teologo Josè Maria Castillo che Gesù ha visto che lo spostamento della religione doveva essere più radicale. Per questo, quando Giovanni è venuto a sapere (mentre si trovava già nella prigione di Erode) delle “opere” che Gesù stava facendo, gli ha mandato due discepoli a chiedergli: “Sei tu quello che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?” (Mt 11, 2-3; Lc 7,18). Il progetto del Vangelo di Gesù ha sconcertato persino Giovanni Battista. Non sconcerterà anche noi?

La risposta di Gesù ai discepoli di Giovanni è la chiave: “Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano...” (Mt 11, 4-5 par). E si sa che di ciò che ha detto Gesù, l’aspetto più eloquente è la parte finale: “E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!” (Mt 11,6). 

Quando la preoccupazione centrale della religione non è il peccato, ma la salute di coloro che soffrono, ci sono persone che si scandalizzano. 

Cosa faceva Gesù? Cosa ci dice il Vangelo? Gesù non ha parlato di templi o conventi e non ha organizzato una religione come quella che abbiamo. Se il Vangelo ha ragione, ricordiamo ciò che Gesù disse a una donna samaritana: “Credimi, donna, viene l’ora in cui né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre… viene l’ora - ed è questa - in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità” (Gv 4, 21-24)

Gli esperti discutono il significato esatto di questo testo. 

Di sicuro Gesù afferma che l’adorazione di Dio non è associata a un luogo specifico. Che tu abbia un tempio o meno, la cosa veramente importante è la rettitudine, l’onestà, la bontà, la lotta contro la sofferenza e lo sforzo di umanizzare questo mondo e questa vita.

È questo ciò che stiamo vivendo? È questo ciò che la gente applaude? È questa la nuova svolta che (a partire dal modo di essere e di vivere di papa Francesco) sta avendo la Chiesa? 

La cosa più logica è pensare che la religione non affondi. Si sta spostando. E mi sembra che sta lasciando il tempio. E sta recuperando il Vangelo. Non come credenza religiosa (questa la conoscevamo bene), ma come stile di vita. Uno stile di vivere da cui siamo molto lontani. E che è urgente recuperare il prima possibile.

  



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