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Sofia Marinelli

gio 07 gen 2021 09:01 • By: Lorena Stablum

Designer di gioielli per Alexander McQueen

«Il gioiello è un oggetto molto personale, se ti piace e ti fa sentire bene lo si può indossare ogni giorno». Sofia Marinelli a trent’anni fa il lavoro che tutti gli amanti dell’alta moda sognano: essere parte del team creativo di una maison del lusso. A Londra Sofia Marinelli, originaria di Ossana e sorella della sindaca di fresca nomina Laura Marinelli, ci arriva quasi per caso, per seguire un corso di perfezionamento dopo una laurea magistrale e di specializzazione in Design della Moda al Politecnico di Milano, un’esperienza di lavoro a Vicenza da Pianegonda e da tutor all’Università dove fu studentessa. Nella capitale britannica avrebbe dovuto fermarsi solo per un periodo: tre mesi che, invece, sono diventati cinque anni e oggi disegna gioielli da uomo e da donna e tutti quegli oggetti in metallo che vanno applicati su vestiti, borse e scarpe per la casa di moda fondata dall’Hooligan della moda Alexander McQueen e guidata dal 2010 dal direttore creativo Sarah Burton.

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«Il lavoro è molto vario – racconta con entusiasmo la jewellery designer -. Mi occupo della creazione del gioiello, dalla fase di ricerca legata al marchio alla realizzazione. Prima di iniziare, ci viene comunicato il tema della collezione su cui si andrà a lavorare e da lì partiamo: c’è una fase molto importante di studio e di ricerca fatta su libri, mercatini del vintage o altro e poi iniziamo a disegnare, chi a mano, chi al computer, diverse idee e proposte. Si va poi in produzione». La creazione dei progetti è affidata a botteghe artigiane italiane, dislocate tra Firenze e la zona dell’aretino, rinomate nel mondo per la sapienza e la maestria che impiegano nella realizzazione di gioielli. «È bellissimo lavorare con gli artigiani toscani: il gioiello è un connubio di creatività e manualità – aggiunge ancora -. Il nostro è un lavoro di team. Gli oggetti nascono da un continuo scambio di idee tra i designer e i fornitori, che danno vita a ciò che tu hai disegnato». Dalla fase di ideazione all’arrivo in negozio passano dai sei mesi a un anno e poi ci sono le sfilate di moda. «Ne seguiamo quattro l’anno: due donna e due uomo – continua -. Sfiliamo solo a Parigi, alla Settimana della moda. È sicuramente una soddisfazione vedere le nostre creazioni sulle passerelle o indossate da personaggi famosi». Il lavoro non si è mai fermato, nemmeno in piena emergenza sanitaria dovuta alla pandemia da Covid19: «Durante la prima ondata abbiamo lavorato da casa per tre mesi. È stata una bella sfida: prima ero con il resto del team in un open space dove potevo vedere quello che fanno gli altri, le sarte che tagliano e cuciono gli abiti e i vari dipartimenti al lavoro. Londra ora è allo stadio tre, tutto è chiuso e chi può lavora da casa. Noi siamo rientrati in ufficio. Anche i grandi marchi della moda hanno risentito della pandemia. Per il lusso il mercato di riferimento è l’Asia, che ora sembra stia ripartendo».



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