TRENTO. Con l’inaugurazione delle prime Case della Comunità in Trentino, continua il percorso di innovazione sociosanitaria che mira a garantire un servizio diffuso, accessibile e di qualità sul territorio provinciale. Parallelamente, prosegue il coinvolgimento dei territori, con l’obiettivo di completare tutte le aperture, anche dal punto di vista organizzativo, entro la fine dell’anno. Per questa ragione, l’assessore alla salute, politiche sociali e cooperazione, Mario Tonina, è tornato a confrontarsi con i sindaci e i presidenti di Comunità di valle del Trentino, illustrando la fase avviata con l’apertura delle prime Case della comunità.
L’incontro - al quale sono intervenuti anche il dirigente generale del Dipartimento salute e politiche sociali della Provincia, Andrea Ziglio, il direttore generale dell’Azienda sanitaria universitaria integrata del Trentino (Asuit), Antonio Ferro, la direttrice sanitaria, Denise Signorelli, la direttrice per l'integrazione socio-sanitaria, Elena Bravi e il direttore del Servizio governance processi delle professioni sanitarie Simone Cecchetto - è stato organizzato con la collaborazione del presidente del Consorzio dei comuni trentini, Michele Cereghini, e del rappresentante dei presidenti di Comunità di valle, Alberto Scerbo.
"Ci troviamo - ha spiegato l'assessore Tonina - nel pieno di una transizione storica per l’assistenza territoriale.
In questo percorso, le Case della Comunità (CdC) sono uno dei principali obiettivi, da completare entro il 2026. Abbiamo individuato 14 sedi sul territorio provinciale, suddivise in modelli Hub e Spoke, che mirano a integrare in un unico punto di prossimità i servizi sanitari, sociosanitari e sociali. Preme specificare che dove i territori non sono provvisti di una Casa della Comunità ci sarà l’attenzione a garantire comunque dei presidi sociosanitari per i cittadini".
Nel corso del suo intervento, l'assessore ha evidenziato come molte CdC siano "già state inaugurate perché pronte da un punto di vista strutturale", mentre sono stati avviati gli incontri territoriali per definirne il funzionamento organizzativo. "Saranno Case - ha precisato - dotate di équipe multiprofessionali e strumentazioni diagnostiche di base e avanzate per rispondere tempestivamente ai bisogni di salute e sociosanitari dei cittadini".
"Il percorso è sfidante - ha concluso Tonina - ma con la collaborazione di tutti (Provincia, Asuit, Comuni e Comunità di valle) riusciremo a costruire una sanità territoriale veramente vicina ai nostri cittadini.
Su questo tema è necessario fare gioco di squadra, ad iniziare dalle istituzioni, per poter mettere il personale socio-sanitario e i volontari delle preziose realtà presenti del nostro territorio nelle migliori condizioni per migliorare il servizio ai cittadini e fare prevenzione".
Durante l’incontro, che ha registrato un ottimo riscontro tra gli amministratori pubblici trentini e la presenza di alcuni consiglieri provinciali, si è parlato del ruolo che assumeranno i sindaci e amministratori locali nell'ambito della comunicazione alla popolazione, è infatti fondamentale spiegare ai cittadini a cosa servono la CdC, l’importanza dell'integrazione con i servizi sociali territoriali e la presenza dei medici di medicina generale, che garantiranno prossimità e continuità. Infine, è stato posto l’accento sull’integrazione nel progetto delle CdC del volontariato e del terzo settore in generale, valore distintivo del nostro territorio e che deve essere coprotagonista nel migliorare il benessere dei cittadini.

