Poco più di un anno fa moriva papa Francesco, e il suo ricordo rimane grandemente impresso nel popolo cristiano. Manca la sua presenza semplice, il suo stare in mezzo alla gente, la sua parola che andava diritta al cuore. Francesco è stato per molti versi un profeta, un papa capace di leggere i segni dei tempi e di comportarsi coraggiosamente di conseguenza. Non è stato sconfitto da chi preannunciava catastrofi nella chiesa proprio per il suo modo di guidarla, né dai burocrati della curia, qualcuno dei quali aspettava con una certa impazienza che anche questo papa passasse. Ma intanto Francesco ha saputo cambiare la vita della chiesa. Prima di tutto introducendo il metodo sinodale. Tutti, cioè, anche i laici hanno diritto di parola, devono essere ascoltati. E tutti, gerarchia e laici, hanno il compito di vivere la fraternità. Finalmente i fedeli possono prendere la parola: è un loro diritto. E non vi sono temi vietati, come lo sono stati per moltissimi anni. Ha condannato, esprimendo un giudizio da profeta i conflitti che insanguinano la terra, indicando l’aggressore e denunciando una difesa sproporzionata rispetto all’offesa ricevuta.
«In Francesco non c’è stata solo la condanna netta della guerra, ma anche “il giudizio” che il Vangelo impone al cristiano che sta nella storia e vuole essere solidale delle vittime del potere totalitario-politico e di quello finanziario-economico». (Enzo Bianchi: Il fatto quotidiano, 16 maggio 2026) Dopo un anno dall’elezione di Leone XIV oggi è possibile capire l’orientamento del suo pontificato. Certamente il suo stile non è quello di Francesco. E sarebbe impossibile e stolto pretenderlo. Quello che io ritengo fondamentale per un papa è avere un rapporto costante, coerente, limpido con la parola di Gesù, vale a dire col Vangelo. E papa Prevost vuole sicuramente ispirarsi al Vangelo e viverlo nel suo ministero. Finora ha percorso la strada aperta dal suo predecessore: la sinodalità, il primato dell’evangelizzazione dei poveri. Ha sempre un tono di voce pacato, non usa frasi taglienti, ma il messaggio che lancia non è affatto dissimile. Nei confronti dei potenti che si credono onnipotenti e diventano omicidi di popolazioni inermi, ha alzato la voce, non ha avuto paura e ha detto con chiarezza di non temere il potere di questo mondo.
La sua missione, ha chiarito, è annunciare solo e sempre il Vangelo. Viviamo un tempo crudele, la notte del mondo; ma la voce del successore di Pietro è difesa degli innocenti che soffrono e vengono assassinati e sa dare speranza agli ultimi. Vorrei solo augurarmi che tutti i cattolici, guardando all’esempio di questi due papi, scelgano di stare dalla parte dei deboli, di vivere le beatitudini, di diventare voce di chi non ha voce. Non è facile. Mettersi dalla parte dei potenti è sempre più gratificante. E’ vorrei suggerire a tutti di diffidare di chi usa la religione per giustificare guerre e violenze, di chi durante i comizi invoca Dio e la Madonna. Se davvero vogliono seguire Cristo mettano in pratica le sue parole raccontate nella parabola del giudizio universale: «Avevo fame e mi hai dato da mangiare, avevo sete e mi hai dato da bere, ero straniero e mi hai accolto». Allora, e solo allora, diventeranno discepoli di Gesù.

