La Chiesa cattolica non naviga in acque tranquille. Nel nostro tempo non è facile compiere scelte in grado di accontentare chi guarda al passato (i tradizionalisti) e chi invece sente urgere il futuro. In ogni campo le idee sono molte e contrastanti, c’è una difficoltà evidente di trovare anche un minimo di concordanza tra idee e atteggiamenti diversi. Tutti credono e vogliono avere ragione, dimenticando che ogni conoscenza umana non porta in sé la perfezione. Per quanto riguarda la religione cristiana occorre sempre ricordare che è una “religione storica”: l’incarnazione di Dio è avvenuta in un momento preciso, si è inserita in una società con regole e modi di vita precisi. La vita di Gesù ha lasciato il segno fino ai nostri giorni, ma non sono mancate interpretazioni diverse, contrastanti, persino eretiche. Lo stesso schema si ripete anche oggi. Da una parte la chiesa ha saputo guardare avanti con il Concilio Vaticano II. Una delle più potenti affermazioni è stata quella di dare dignità ai laici, sottolineando che il battesimo rende tutti uguali. Ne risultava sfumata la missione della gerarchia. Da allora non dovrebbe essere più possibile pensare una gerarchia che possiede la verità, e dunque che insegna e comanda, e un laicato che impara e obbedisce. A ognuno Dio parla e indica la sua presenza e il suo progetto. Ma allora, possiamo chiederci, come mai Lefebvre e i suoi seguaci continuano a voler “salvare la Chiesa”, che si lascia trascinare da troppe idee moderne? I Lefebvriani in realtà sono una piccola minoranza. Hanno circa 700 sacerdoti in tutto il mondo, 700 chiese e quasi mezzo milione di fedeli.
Vogliono preservare la liturgia tradizionale secondo il messale del 1962 e la formazione sacerdotale precedente il Concilio Vaticani II, al quale ha partecipato anche il vescovo Lefebvre approvandone tutti i documenti e poi cambiando radicalmente idea. Il nodo principale del dissenso resta proprio l’accoglienza del Vaticano II. In particolare rifiutano l’ecumenismo, il dialogo interreligioso e la libertà di culto. Dialogare con le altre religioni è, secondo loro, un errore gravissimo non riconoscendo, come invece fa la chiesa cattolica, che anche nelle altre confessioni ci sono “semi di verità”. La verità, insomma, non è proprietà esclusiva dei cattolici. Per quanto riguarda la libertà religiosa, sostengono che gli Stati non devono garantire il diritto di culto a tutti, ma essere “stati confessionali sottomessi alla regalità sociale di Cristo. Insomma uno stato deve prevedere una sola religione e i politici devono obbedire alle autorità religiose. C’è poi un cortocircuito per quanto riguarda l’autorità. A parole dicono di accettare l’autorità del papa. Al contempo, però, si arrogano il diritto di disobbedirgli sistematicamente, se ritengono che ciò che afferma sia contrario alla tradizione. Fra partentesi mi vien da pensare che è una tradizione che riserva loro non pochi privilegi e finanziamenti da certe forze politiche. In sostanza, dunque, si ritengono nettamente superiori al papa. Sono soltanto loro in grado di decidere cosa sia davvero cattolico e cosa no. Orribile è il modo di celebrare la messa dei lefebvriani: rigorosamente in latino (e chi lo capisce oggi?) Basta pronunciare le parole stabilite e allora tutto va bene? No, a mio avviso, è magia! Il sacerdote volge le spalle all’assemblea.
Inoltre il padre nostro lo può recitare durante la messa solo il sacerdote. In verità la Chiesa è sempre stata in lotta contro qualche scisma, fin dall’inizio. C’è sempre stato qualcuno che portava una verità diversa. I concili non dovevano forse tentare di ricucire l’unità? Personalmente sono convinto che ogni separazione sia un dramma, ma sono altrettanto convinto che la Chiesa cattolica sotto la guida del papa andrà avanti percorrendo le strade che portano al futuro. Devo dire però che sono strade talvolta sterrate, un po’ malmesse lungo le quali non è sempre facile camminare. Penso al divieto per i laici di predicare durante la messa. I vescovi tedeschi avrebbero auspicato che questo loro desiderio si avverasse. In Germania, prima del 1993, questo era permesso. Ora però il Vaticano insiste nel divieto. E molti laici protestano. Va detto che ci sono teologi e teologhe molte preparati, forse più dei preti. Perché devono tacere? L’omelia, si dice, fa parte integrante della celebrazione e quindi spetta al ministro consacrato. Ecco ci dimentichiamo troppo spesso che la prima consacrazione la si riceve con il battesimo. Uomini e donne preparate, che vivono la loro fede con serietà, sono anche adatti a pronunciare l’omelia. Fino a quando dovremmo aspettare?

