Economia Val di Sole

Alla Féra de San Maté, ma 90 anni fa

Come siamo cambiati in quasi un secolo? Lo racconta sul Trentino l'agronomo Giuseppe Ruatti

Alla Féra de San Maté, ma 90 anni fa

MALÉ. Tempo di fiere del bestiame e probabilmente tempo di, per chi se lo ricorda o se lo è fatto raccontare, di rievocare i bei tempi andati. Come fa un articolo della rivista Trentino uscito nell’ottobre 1936, gentilmente favoritomi dall’amico Salvatore Ferrari.

Una fiera di san Maté di 90 anni fa, raccontata nei dettagli da un esperto del settore, Giuseppe Ruatti, autore anche delle fotografie a corredo. Sono righe molto interessanti come fonte storico-economica: dai numeri, 3.000-5.000 bovini presenti, 3.000-4.500 contratti stipulati, fino al passaggio dalla razza bigia alla bruna, ricordando ancora la ormai rara “pezzata di Rabbi”. Una testimonianza del passaggio dal trasferimento a piedi all'uso degli autocarri, che vi proponiamo integralmente:


“Si svolge ormai da secoli al 20 e 21 settembre ed è ritenuta una delle maggiori fiere d'animali delle Alpi italiane, affluendovi dai 3 ai 5 mila capi bovini — oltre ad altro bestiame — dalle zone della Valle di Sole, da Rabbi, Bresimo e Rumo, dalla restante Valle di Non e perfino da Ultimo ad opera di piccoli allevatori.

I quali, qualora i prezzi siano soddisfacenti, ritraggono buona parte dei proventi per il sostentamento familiare, come viceversa cadono nel disagio se il bestiame alla fiera di San Matteo è deprezzato.

Gli acquirenti provengono in gran parte dalla pianura padana e le automobili agevolano straordinariamente l'afflusso alla fiera.

Nelle ultime annate parecchi compratori fecero pervenire a Malé, pure dai centri padani, i grandi autocarri per il trasporto dei capi acquistati, risparmiando così lunghi e tormentosi viaggi a piedi a parecchie centinaia di capi bovini.

Le contrattazioni si svolgono rapide per la massima parte ancora nella prima giornata fra le 8 e le 12, senza dar luogo ad incidenti o lasciare strascico di questioni di sorta ad onta del considerevole numero dei contratti conclusi (3000-4500).

La tradizionale razza bigia, che per il passato aveva il predominio sulla fiera, cede ormai per gradi il passo alla bruna ed ai relativi prodotti di meticciamento. Notasi in genere a S. Matteo la preferenza per la bruna da parte dei grandi conduttori d'aziende padane, mentre i medi e piccoli ricercano sovente la bigia per la combinata attitudine alla produzione lattea ed al lavoro, facoltà questa — del lavoro — assai spiccata appunto nella bigia. Compaiono pure gli ultimi rari esemplari della pezzata di Rabbi, che, somigliante alla pezzata nero-bianca della Valle d'Aosta o alla «balzana» di Asiago, possedeva ottime attitudini lattifere e veniva per tali doti tenuta in buona considerazione dagli acquirenti padani; che spesso comperavano di preferenza i soggetti già attempati per sottoporli, dopo una stagione d'intenso sfruttamento lattiero, all'ingrasso.

Tale tendenza, dell'acquisto cioè di bovine ormai avanzate in età, si manifesta frequente anche per la bruna, ciò che ridonda a grande vantaggio degli allevatori di montagna e degli stessi compratori di piano.

Nel corrente anno, in seguito agli elevati prezzi, la fiera di San Matteo ristabilì l'equilibrio economico che per alcune annate era stato turbato dallo svilimento del mercato zootecnico: gli affari ripresero a Malé il primiero ritmo, e il sorriso ritornò sulle labbra di migliaia di persone mentre i bovini erano caricati sugli autocarri, ovvero a piedi si avviavano verso la nuova destinazione.

A rendere più agevole lo svolgimento della fiera sarebbe desiderabile la scelta di un'altra località, essendo l'attuale ormai compressa dallo sviluppo edilizio e turistico. Il podestà di Malè troverà certo una posizione appropriata che continui e migliori, nell'interesse della borgata e delle zone montane circostanti, la tradizione della fiera di San Matteo”.