TRENTO. Presentato nella lobby del MUSE “Sguardi sul fiume Adige”, il volume curato dal dirigente del Servizio Bacini montani della Provincia Lorenzo Malpaga e dal ricercatore della Fondazione Museo storico del Trentino Alessandro de Bertolini. Con il contributo di ben 42 autori, il libro offre un approccio multidisciplinare al corso d'acqua e apre una riflessione sulle sfide future, a partire dalla prevenzione del rischio idraulico, attraverso contributi di storici, tecnici e studiosi di diverse discipline, mettendo in dialogo la storia del fiume con le questioni che oggi riguardano la gestione del rischio, il paesaggio e gli equilibri ambientali. Alla presentazione ha preso parte il presidente della Provincia autonoma di Trento Maurizio Fugatti, che ha curato la prefazione del volume e ha ricordato che "Il Trentino è un territorio fragile, segnato negli anni da eventi come Stava, Vaia e la tragedia della Marmolada, ma proprio questa fragilità ha contribuito a sviluppare nel tempo una forte consapevolezza e una capacità riconosciuta di prevenzione e gestione dei rischi. È cresciuto un sistema di Protezione civile solido, che coinvolge la Provincia, i Comuni, i dipartimenti provinciali e tutte le strutture del territorio, capace di affrontare anche le emergenze più complesse e di rappresentare un punto di riferimento a livello nazionale. Questa capacità è parte integrante della nostra Autonomia - ha aggiunto il presidente - non soltanto competenze statutarie, ma anche competenze concrete, costruite attraverso l'esperienza, la conoscenza del territorio e la professionalità delle donne e degli uomini che vi operano. Non è un caso che oggi la Provincia autonoma di Trento sia il riferimento per le politiche di Protezione civile all'interno della Conferenza delle Regioni. È un riconoscimento del lavoro svolto e della capacità del sistema trentino di tradurre l'Autonomia in responsabilità e sicurezza per le comunità. Ricordare quanto accaduto sessant'anni fa significa dunque guardare alla nostra storia, ma anche riconoscere quanto siamo cresciuti. Il 2027, a sessant'anni dalla Conferenza dell'Adige del 1967, potrà essere un'occasione importante per rilanciare e valorizzare queste peculiarità, mettendo nuovamente al centro il patrimonio di competenze, esperienze e capacità che appartiene alla nostra Autonomia".
Ha aperto l'incontro il presidente del MUSE Stefano Bruno Galli, che nel suo saluto ha ricordato il valore della ricorrenza dell'alluvione come occasione per riflettere sul rapporto tra uomo, acqua e territorio, evidenziando l’importanza della memoria storica nel commemorare un evento tragico e nel ricordare quanti si sono impegnati per affrontarlo.
Ha quindi espresso apprezzamento per il volume e per la collaborazione tra Provincia autonoma di Trento, Fondazione Museo storico del Trentino e MUSE.
Alla presentazione sono inoltre intervenuti i curatori del volume, che ne hanno illustrato genesi e impostazione, definendolo un'opera corale multidisciplinare che, unendo prospettive storiche, tecniche e ambientali, trasforma la memoria e le lezioni delle grandi alluvioni dell'Adige in una consapevolezza e in strumenti condivisi di prevenzione e autogoverno del territorio.
Quindi è stata la volta del direttore della Fondazione Museo Storico del Trentino Giuseppe Ferrandi, dell'ingegnere delle acque e idrologo, docente all'Università di Trento Alberto Bellin, del direttore del MUSE Massimo Bernardi e dell'idrobiologa ed entomologa dello stesso Museo delle Scienze Valeria Lencioni, che hanno introdotto, rispettivamente, la sezione storica, quella tecnica e geologica e la parte ambientale e paesaggistica della pubblicazione.
La conclusione è stata a cura del dirigente generale del Dipartimento protezione civile, foreste e fauna PAT Stefano Fait, che ha evidenziato: "A sessant’anni dall’alluvione, custodire il territorio e governare i corsi d’acqua significa assumersi una responsabilità, quella di promuovere una cultura condivisa della prevenzione e rafforzare la capacità operativa delle istituzioni. Oggi sappiamo che il rischio zero non esiste: dobbiamo conoscere il rischio e imparare a gestirlo attraverso una visione integrata e la collaborazione tra territori. Da qui l’impegno a promuovere nel 2027 una nuova Conferenza del fiume Adige, a sessant’anni dalla prima, per tracciare insieme le prospettive future della gestione del corso d’acqua".
Il libro - 388 pagine, stampato da Saturnia - nasce dall’esperienza del convegno “Passato, presente e prospettive del fiume Adige, da Resia all’Adriatico”, che si è svolto a Trento il 13 ottobre 2025 ed è pubblicato dalla Provincia autonoma di Trento - Dipartimento Protezione civile, foreste e fauna, Servizio Bacini montani, in collaborazione con il MUSE - Museo delle Scienze, la Fondazione Museo storico del Trentino, l’Archivio fotografico storico provinciale, TSM-STEP e il Consorzio Trentino di Bonifica.
L’obiettivo della pubblicazione, nel 60° anniversario dell'alluvione (1966-2026), è restituire valore e significato alle opere di difesa idraulica, spesso parte invisibile del paesaggio quotidiano, e ricordare che la sicurezza non è mai acquisita una volta per tutte, sottolineando tuttavia come la presenza del fiume generi oggi non solo un potenziale pericolo, ma costituisca al tempo stesso un bene ambientale e paesaggistico di inestimabile valore, che deve essere opportunamente accudito e valorizzato. Il volume, dedicato a Donato Nardin, storico dirigente della Provincia, tra i protagonisti dello sviluppo delle politiche di difesa del suolo, sistemazione idraulico-forestale e prevenzione del rischio idrogeologico in Trentino, sarà disponibile a partire dalla prossima settimana nelle librerie o contattando il Servizio Bacini Montani della Provincia.
Al termine della presentazione, a Palazzo delle Albere, è avvenuta l’inaugurazione del nuovo spazio espositivo della mostra “Water Flow. Acqua, arte, scienza, umanità” a cura di Fondazione Museo storico (Alessandro de Bertolini e Lorenzo Pevarello) e MUSE (Carlo Maiolini), dedicato ai video-reportage storici realizzati nel 1966 da Costantino Armani, Giuseppe Šebesta e Bruno Angelini durante e dopo l'alluvione.
L'appuntamento rientra nel calendario delle iniziative che a Trento ripercorre l'evento dell'alluvione del 1966, mettendo in dialogo memoria storica, ricerca scientifica e gestione del rischio, con il coinvolgimento del Dipartimento Protezione civile, foreste e fauna della Provincia autonoma di Trento, del MUSE – Museo delle Scienze, del Comune di Trento, della Fondazione Museo storico del Trentino e del Mart, Museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto. Altre informazioni qui.

