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Il ghiaccio che si scioglie

sab 05 set 2020 • By: Giacomo Poletti

L’Oceano artico e il cambiamento climatico

Nella rubrica di oggi faremo un viaggio fuori dalle nostre valli del Noce, nel luogo al mondo dove più è evidente il cambiamento climatico. Sto parlando dell’Oceano Artico, all’interno del quale ricade il polo nord. Un mare chiuso fra Canada, Groenlandia, Scandinavia e Russia, il cui congelamento forma la cosiddetta banchisa, uno strato permanente di mare ghiacciato che può andare da pochi centimetri a qualche metro di spessore.

I dati satellitari consentono, ogni giorno da oltre 40 anni, di rilevare o comunque stimare con grande precisione l’estensione di questi ghiacci marini. Testimonianze dirette sulla posizione del bordo della banchisa, peraltro, non mancavano in passato sia grazie alle navi, sia alle osservazioni dalle coste. È così possibile analizzare con precisione il trend della superficie marina ghiacciata, che risulta incredibilmente netto: il ghiaccio galleggiante sta scomparendo a grandissima velocità di decennio in decennio!

Vediamo alcuni dati, a circa un mese dalla fine del periodo di fusione della banchisa. Le immagini del National Snow and Ice Data Center (https://nsidc.org/arcticseaicenews/) mostrano un cambiamento incredibile, “esploso” negli ultimi 20 anni: al 9 agosto i ghiacci erano circa 2 milioni di chilometri quadrati in meno rispetto alla superficie media del periodo 1981-2010 per lo stesso giorno dell’anno (5,7 milioni di kmq contro 7,8). Volete avere un’idea della superficie persa in questi pochi anni? Parliamo di circa 7 “Italie” di ghiaccio, oppure di un’area maggiore della superficie di Italia, Spagna, Francia, Gran Bretagna e Germania messe insieme.

L’Oceano Artico è sempre più libero: il passaggio a nord/est dall’Atlantico al mar di Bering da alcune estati è ormai sgombro e fino ai primi anni 2000 era un fatto assai raro. Il continuo aumento dei gas serra, secondo i modelli, lascerà entro pochi anni persino il polo nord in mare aperto durante l’estate. Una “spirale” inarrestabile che porta con sé conseguenze nemmeno ben valutabili. Le modifiche del bilancio radiativo sono immani e capaci di alterare la circolazione atmosferica di tutto il globo. Basti pensare che proprio nell’Artico il cambiamento climatico è massimo poiché una delle cause è legata al bilancio radiativo: il ghiaccio, bianco, tende a riflettere infatti molto di più la radiazione solare rispetto al mare, più scuro. Un cambio di paesaggio e di albedo che porta sempre più spesso a temperature superiori anche di 20° rispetto alle medie del recente passato, in una spirale che si autoalimenta. La sparizione del ghiaccio marino, grande riflettore dei raggi solari, rende l’Artico la zona più soggetta al global warming. Un effetto simile non lo si ha ad esempio in Antartide, che è una terra emersa circondata da mari e non il contrario come il circolo polare. Di questo e di altri effetti del cambiamento climatico in zona artica parleremo nelle prossime puntate.


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