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Le nuvole d’autunno hanno il buco

mer 18 nov 2020 • By: Giacomo Poletti

Un fenomeno raro, ma non troppo

L’autunno non porta soltanto un calo delle temperature e delle ore di luce: un attento osservatore del cielo potrebbe infatti accorgersi che anche la tipologia di nuvole va cambiando. Proviamo a capire il perché, e cosa succede.

Nei mesi caldi il suolo viene fortemente riscaldato dal sole ma così non è in autunno, e questo è persino ovvio. In piena estate l’aria a contatto con il terreno si riscalda, salendo in alto con vigore (è lo stesso principio di una mongolfiera) e condensando in affascinanti cumuli o cumulonembi dalla caratteristica forma “a cavolfiore”. Si tratta di nuvole convettive foriere dei temporali più violenti. Sono contraddistinte in primis dallo sviluppo verticale (possono superare i 10.000 metri!) e nascono quasi sempre a partire dalla cima delle montagne. In autunno il discorso muta drasticamente: l’energia del sole cala e il suolo si raffredda. Impossibile avere i moti verticali estivi, così il nostro cielo si trasforma. C’è poi da considerare che in autunno i mari sono ancora tiepidi, mentre i continenti perdono calore velocemente.

L’aria in transito sulle superfici marine si carica di umidità e incontrando le ormai fresche Alpi è costretta a sollevarsi. Si osservano così anche in Trentino vasti strati nuvolosi più o meno compatti. In autunno le nubi tipiche non sono più “verticali”, ma bensì piatte, estese e stratiformi. Si trovano a quote abbastanza alte, dai 3000/4000 metri fino ai 10.000 metri e in base alla temperatura possono essere ghiacciate (come gli evanescenti cirri) oppure composte di acqua ancora liquida, come nei più densi stratocumuli.

Vi lascio con la descrizione di una piccola… rarità. In questi alti strati di nubi può capitare che per un disturbo (ad esempio il passaggio di un aereo) le gocce d’acqua ancora allo stato liquido nonostante la temperatura sotto lo zero (acqua sopraffusa) comincino a ghiacciarsi, precipitando verso il basso. Per il cosiddetto effetto Bergeron le gocce vicine evaporano contribuendo all’accrescimento dei cristalli di ghiaccio ma soprattutto lasciando nella nuvola un vero e proprio buco! In inglese chiamato fallstrike hole o skypunch (letteralmente, “pugno nel cielo”) è un fenomeno raro ma non troppo. State ancora leggendo? È ora di cercare le nuvole stratiformi e… guardare se hanno il buco!


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