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Hobby e collezionismo nelle valli del Noce

Il collezionismo è cultura per tutti

mar 17 dic 2019 • Dalla redazione

Mascotti fa il punto sul collezionismo tra passato e presente: «Internet ha cambiato tutto»

Era il 25 maggio 1975 quando 11 fondatori diedero vita a un circolo che ancora oggi è attivo e propositivo, con 35 soci. Tra loro vi era Ferruccio Mascotti, figura notissima a Cles e in Val di Non, che nel 1999 divenne presidente del sodalizio. Con lui parliamo di associazionismo collezionistico e delle sue prospettive.

Presidente, come nacque questa idea di fondare il Circolo?

Eravamo 11 amici, collezionisti prevalentemente filatelici, con l’intenzione di trovarci regolarmente, discutere degli argomenti di comune interesse, organizzare trasferte per mostre e fiere, promuovere attività sul territorio clesiano e anaune. Avevamo l’ambizione di allargare la nostra base sociale, tanto che nel 2000 arrivammo al record di oltre 100 soci. Un numero che nel corso dell’ultimo ventennio si è ridotto progressivamente, fino agli attuali 35. All’inizio eravamo associati alla Società Filatelica Trentina ma poi, nel 1994, ci rendemmo indipendenti, per far risaltare maggior mente la nostra specificità e aderendo così alla FSFI (Federazione Società Filateliche Italiane). Di quegli anni, nel 1993, è da ricordare una mostra filatelica e numismatica di livello sovraregionale che allestimmo nella sede delle scuole magistrali…

Poi, nel 1999, arrivò la presidenza…

Nei miei esordi vi fu la festa per i 25 anni di attività, che replicammo per il 40°; nel 2000 partì poi Anauniafil, la giornata di scambio che ancora oggi è la manifestazione di punta del nostro circolo. Ma con il nuovo millennio è iniziata anche una fase di pesante crisi del fenomeno collezionistico, soprattutto per la filatelia; un passaggio che abbiamo cercato di affrontare al meglio, credo con buoni risultati.

E come?

Allargando l’interesse ad altri ambiti collezionistici in cui c’è più movimento, come le monete, le cartoline, i libri, la cartografia, perfino le tessere telefoniche o le sorprese Kinder… ci sono mille modi di collezionare e quindi è importante aprirsi alle nuove tendenze, cercare un’evoluzione che dia seguito alle sensibilità e ai tempi che cambiano. L’importante è mantenere un approccio culturale, che permetta di conoscere e approfondire le varie tematiche che possono legarsi a un oggetto da collezione, dalla storia all’arte, all’economia, al costume…

Ma che tipo di persona è il collezionista?

I collezionisti sono tipi strani. Vanno dalle opere d’arte ai tappi delle bottiglie di spumante… si tratta di un passatempo, in cui si trova il gusto di giocare e di imparare tante cose. Il collezionismo fa parte dell’uomo e ci sarà sempre. La scintilla può accendersi in ogni momento, da bambini ma anche da adulti, ognuno può trovare una strada personale, un tema interessante, a prescindere dalla spesa.

Come è cambiato il mercato collezionistico in questi decenni?

Da ragazzi eravamo dei collezionisti “poveri”, però a scuola, nella mia classe, 8 su 10 raccoglievano i francobolli e in classe ci scambiavamo i doppi. Qualcuno di quei ragazzi poi ha proseguito e io stesso ricordo che quando lavoravo da tappezziere a Trento, in via Calepina, andavo alle vicine Poste Centrali ad acquistare qualcosa… La seconda selezione la dà il fatto di metter su famiglia, magari si smette per un po’ e poi si ricomincia. In generale, direi che oggi i giovani hanno poca liquidità, e quella che hanno preferiscono spenderla negli smartphone… Nei loro confronti, è importante creare occasioni di incontro e di comunicazione, senza forzare nessuno, ma insistendo nel diffondere quell’aspetto culturale che è insito nel collezionismo.

E dal punto di vista dell’offerta di materiale?

Beh, internet ha cambiato tutto. Prima i luoghi di scambio e compravendita erano fiere e mercatini, i negozi specializzati, i circoli che si frequentavano; ora vanno per la maggiore le aste, in sala, online e ora perfino live da casa…

Internet: quale il pregio migliore e quale il difetto peggiore?

Il bello è dato da avere un mercato globale a disposizione, stando comodi a casa; il brutto è che ha ridotto drasticamente il contatto umano tra collezionisti; ci si incontra se va bene alle grandi fiere ma poi basta, tutti dietro lo schermo del computer…

A proposito di fiere, ricorda qualche episodio particolare?

Fin dagli esordi del Circolo abbiamo iniziato ad andare agli eventi di Milano, Verona, Modena, Innsbruck, Monaco; la prima volta al Veronafil fu mi pare nel 1985, ricordo che portavamo con noi gli iscritti più giovani, proprio per preparare il ricambio. Arrivati in fiera, proposi di passare al bar ma uno dei giovani esclamò “Prima il dovere, poi il piacere”, segno della voglia che aveva di entrare in quel mondo così particolare e affascinante… E alla fine al bar non siamo più andati!

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