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Dopo Covid: turismo nelle Valli del Noce

Agosto non salva la stagione estiva

ven 09 ott 2020 14:10 • By: Lorena Stablum

La preoccupazione degli albergatori per l’inverno

Lascia l’amaro in bocca la stagione estiva che si avvia alla conclusione. Lo dice chiaramente il presidente dell’Asat Gianni Battaiola: l’agosto, seppur buono, non è stato capace di risollevare le sorti di un’estate segnata dagli effetti dell’emergenza sanitaria. Meno 86% a giugno, meno 36% a luglio e meno 2/3% ad agosto con il 13% delle strutture ricettive trentine che sono rimaste chiuse. I numeri parlano da soli e, nonostante la montagna mai come quest’anno sia stata la scelta privilegiata di tanti vacanzieri italiani, non soddisfano. «Un mese solo non è sufficiente – commenta infatti il presidente – e le speranze per un buon settembre si stanno mostrando vane. Non c’è più gente e molti hotel, che sarebbero rimasti aperti, stanno già chiudendo. In questo periodo gli italiani non pensano più alle vacanze ma sono concentrati sulla riapertura delle scuole. Quello che è perso, ormai è perso per sempre».

Ma presidente, ci sarà pure qualcosa da salvare in questa stagione?

L’unica nota positiva è che nelle nostre valli trentine si è vista molta clientela nuova, più giovane, che ha scoperto che la montagna non è solo un posto tranquillo, adatto ad anziani e a famiglie, ma è anche un luogo di avventura, sport e natura. Questo ci fa be sperare per il futuro. Il prodotto che proponiamo sul mercato è vincente e contiamo di fidelizzare questa nuova clientela.

I “bonus vacanza”, statale e provinciale, hanno avuto gli effetti sperati?

È difficile far digerire i “bonus vacanza” come una misura per le imprese. Sono più un aiuto alle famiglie che hanno ottenuto uno sconto per andare in vacanza.

valli del noce

Gli alberghi hanno semplicemente incassato per un servizio erogato. Certamente per quei clienti che hanno potuto beneficiarne la misura è stata utile. Ha rappresentato uno stimolo per andare in vacanza e quasi tutti gli alberghi, risolte le questioni aperte, hanno accettato di effettuare il servizio. Ora rimane una questione sul bonus nazionale, per il quale sono stati spesi 2 milioni di euro a fronte dei 5 o 6 milioni stanziati. Non vorremmo che i fondi rimasti fossero dirottati su un altro settore. Il bonus trentino invece ha avuto pochissimo riscontro.

E gli aiuti promessi dalla politica a sostegno del settore sono arrivati?

Ci sono misure già deliberate per chi, ad esempio, garantisce di impiegare un certo numero di collaboratori, per il sostegno agli investimenti e per l’ammodernamento delle strutture… Sull’Imis, anziché la riduzione delle aliquote, chiediamo l’abolizione totale per il 2020. Per i contributi a pioggia che dovrebbero arrivare siamo in attesa dei decreti attuativi. Materialmente, non abbiamo visto ancora nulla.

Quali sono le prospettive per la stagione invernale?

Siamo molto preoccupati. Quest’estate, gli ospiti hanno scelto la montagna perché potevano godere di spazi ampi, all’aperto, sentivano che potevano muoversi in libertà e in sicurezza. Questo ci è stato confermato anche dalle risposte date al questionario online di Trentino Marketing: alla domanda se si fossero sentiti al sicuro dal punto di vista sanitario, il 96% dei turisti ha risposto di sì e di questi il 56% ha dichiarato di essersi sentito molto al sicuro. In inverno però gli spazi aperti non ci sono. Dopo una giornata di sci, si rientra in albergo, dove gli spazi sono limitati, soprattutto quelli comuni come sale da pranzo, bar, saune… Abbiamo fatto diversi incontri con i vari attori del settore, come impianti, maestri di sci e altro. La parola d’ordine è sicurezza. Ma poi possono subentrare fattori estranei che esulano dalla nostra volontà, come la decisione degli Stati di chiudere le frontiere o delle aziende di imporre restrizioni a chi va in vacanza. Questo ci preoccupa moltissimo. La percezione di sicurezza sanitaria è più difficile da far passare in inverno, anche se noi faremo di tutto per garantire la salute dei nostri ospiti e per comunicare al turista le norme e i protocolli adottati.

Secondo lei, questa potrebbe essere l’occasione per ripensare il modello turistico?

La montagna d’estate è bella, è natura e offre tante occasioni di divertimento. D’inverno, se non c’è neve, l’ambiente è brullo e anche pericoloso. Diventa difficile pensare che senza lo sci si possa venire in montagna solo per passeggiare o ciaspolare. Il cambiamento deve essere culturale e non può avvenire nell’immediato. Dipende anche da scelte governative anche rispetto alle ferie: siamo un paese in cui si chiude a ferragosto, si va in vacanza a Natale, le scuole sono chiuse tre mesi d’estate. Hai voglia a creare un prodotto se poi non c’è il mercato a cercarlo. Creare una domanda ex novo è difficilissimo.

 



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