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Hobby e collezionismo nelle valli del Noce

La febbre del collezionismo

mer 01 gen 2020 • Dalla redazione

Probabilmente perché l’uomo (meno la donna) raccoglitore è un tipo antropologico vecchio come il mondo

Quello del collezionismo è un mondo a parte: fatto di mercatini e ricchissime case d’asta, di scambi e acquisti online, di oggetti del desiderio che vanno da straordinari capolavori d’arte alle figurine dei calciatori, comprendendo francobolli, monete, automobili, vini, trenini, libri, militaria, bambole, radio, dischi e strumenti musicali, cimeli sportivi, etichette, scarpe, tappi e cavatappi, lattine, bustine di zucchero: un universo che coinvolge un numero enorme di persone e muove un giro di soldi sempre più consistente, in cui convive letteralmente di tutto.
Probabilmente perché l’uomo (meno la donna) raccoglitore è un tipo antropologico vecchio come il mondo.
Va da sé che in un mercato così vario non esiste un numero certo di collezionisti, almeno non in Italia: si può dire però che, nel campo dell’arte, in Italia risiede il 3% dei collezionisti mondiali, analogamente a Francia e Spagna, con 15 musei privati di arte contemporanea e un quinto posto nel mondo (sono 45 in Germania, seconda, e 48 negli Usa, ovviamente primi).
Dall’antiquariato al contemporaneo, l’Italia rappresenta lo 0,8% in valore del mercato globale dell’arte che corrisponde a circa 408 milioni di euro, al settimo posto nel mondo.
E se il collezionista assomiglia alla gazza, che prende quello che luccica e lo porta nel nido per renderlo più bello, certo è la passione in quanto tale non sempre è razionale e anzi, a volte porta a vere e proprie dipendenze.
C’è quindi chi fa del collezionismo una vera e propria forma di investimento di capitali o una forma di status symbol.

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