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SOS Acqua

In guerra per l'acqua

gio 30 dic 2021 11:12 • By: Alberto Mosca

Scenari futuribili globali ed evidenze delle valli del Noce

La vicenda recente del “tubone” che doveva portare l’acqua del Noce dalla Val di Peio ai meleti anauni e la disputa nata intorno a questo contestato progetto rappresentano in salsa locale quella che in altri contesti globali avremmo forse chiamato una “guerra per l’acqua”. Due valli contrapposte nello sfruttamento della risorsa idrica. Una novità per le nostre comunità, nei secoli passati raramente in lite per l’acqua. I nostri archivi storici raccontano di beghe continue per i pascoli, i boschi, la costruzione e manutenzione di ponti e strade, ma non per l’acqua, risorsa abbondante e diffusa ovunque. Si combatte per le risorse scarse e i fatti dell’attualità ci dice anche da noi l’acqua è divenuta tale. Se allarghiamo lo sguardo, alcuni scenari internazionali ci parlano di guerre per l’acqua in corso: secondo un’analisi dell’Università di Twente, circa 4 miliardi di persone vivono in aree in cui si verifica un periodo di carenza idrica per almeno un mese all’anno, mentre 1,8 miliardi di persone devono fare i conti con la siccità per un periodo pari a 6 mesi l’anno. La Banca Mondiale stima almeno 507 atti violenti per il controllo delle risorse idriche sparse nel mondo. Per consultare una mappa globale in grado di prevedere dove potrebbero sorgere conflitti legati alla carenza idrica, è possibile andare a quella progettata dai ricercatori della “Water, Peace and Security Partnership” e successivamente presentata al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, consultabile a questo link https://www.

valli del noce

waterpeacesecurity.org/mapQuesto strumento utilizza per la prima volta dei fattori ambientali, come la siccità, per prevedere dove si verificheranno i prossimi conflitti. Secondo i creatori, il modello è in grado di rilevare circa l’86% dei conflitti futuri, strumento scientifico utile nell’anticipare le mosse politiche nello scacchiere globale.
Vediamo alcuni tra i siti più a rischio:SIRIA. L’estrema siccità iniziata nel 2006 in Siria ha ucciso l’85% del bestiame e distrutto le colture del paese, spingendo migliaia di agricoltori e allevatori a spostarsi nei centri urbani: si stima che 1,5 milioni di persone si siano trasferite dalle campagne alle grandi città, con conseguenti disordini sociali che a loro volta, hanno esacerbato la guerra civile siriana. La recente siccità siriana è stata probabilmente la peggiore negli ultimi 900 anni. La carenza idrica è stata uno dei molteplici fattori che hanno generato il tremendo scenario siriano.MEDIO ORIENTE. Secondo un rapporto stilato dal Max Planck Institute, a causa dei cambiamenti climatici, queste regioni si stanno riscaldando più rapidamente rispetto a gran parte del mondo, fino a toccare sempre più spesso temperature prossime ai 50°C. La siccità minaccia una pace già fragile in Iraq e Iran. L’Iraq meridionale sta affrontando da alcuni anni continue siccità legate alla costruzione di grandi dighe in Turchia e in Iran che limitano il regime d’acqua del Tigri e dell’Eufrate. Bassora, la seconda città dell’Iraq una volta soprannominata la “Venezia del Medio Oriente” per la sua ricca rete di canali, soffre ora della mancanza di acqua potabile. PAMIR. Sorgerà una diga di 355 metri, la più alta del mondo, sul fiume Vakhsh in Tagikistan ad opera dalla compagnia italiana Salini. Il Vakhsh è un affluente dell’Amu Darya, il corso d’acqua essenziale per le coltivazioni uzbeke di cotone. Ovviamente il governo uzbeko, reduce dal disastro economico ed ambientale del lago d’Aral, sta reagendo male al progetto, arrivando a tentare di tagliare i collegamenti tra il Tagikistan dal resto del mondo. Solo ultimamente i rapporti tra i due paesi sembrano essere in grado di trovare soluzione al problema.ETIOPIA/EGITTO. Da anni è al centro di un contenzioso la costruzione, da parte etiope, della Grand Ethiopian Renaissance Dam, il più grande bacino idrico artificiale del continente africano. Un tale bacino sul Nilo che potrebbe avere effetti devastanti sull’economia dell’Egitto: la superficie coltivabile egiziana potrebbe ridursi fino al 72%, con danni fino a 51 miliardi di dollari. Potenzialmente, la disputa sull’acqua più grande della storia moderna.


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