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Speciale 25

Uno strumento di crescita

mar 07 lug 2020 21:07 • By: Enrico Paissan

Nel bel mezzo di una crisi dell'editoria, il merito fondamentale di Nos è quello di aver affrontato la sfida di raccontare l'Heimat delle Valli del Noce

Un quarto di secolo di vita per un mensile rappresenta senza dubbio un traguardo di assoluto rilievo soprattutto in una fase di profonda crisi, apparentemente senza fine, dell’editoria tradizionale. I dati sono impietosi: in poco più di 5 anni la diffusione dei circa 130 quotidiani italiani si è dimezzata, le redazioni hanno subito tagli impressionanti, la foliazione si è ridotta di più di un terzo di pagine, con un riscontro delle edizioni online del tutto insufficienti a coprire la voragine delle copie stampate andate perdute.

Non è questa la sede per indagare in profondità le molteplici ragioni di queste difficoltà, se non per sottolineare i colpevoli, drammatici ritardi che hanno accompagnato – ed ancora segnano – il processo di adeguamento del sistema dell’informazione e della comunicazione del nostro Paese allo straordinario processo di innovazione tecnologica che ha già imposto di fatto un nuovo modello sul terreno delle relazioni del genere umano. Un cenno a parte meriterebbe la situazione dell’editoria nella realtà provinciale e regionale, con un processo di concentrazione che ha destato non poche preoccupazioni in quanti ritengono che la presenza di voci diverse rappresenti la condizione primaria per un vero confronto pluralistico. Ma questo ci porterebbe molto distanti dal significato di questo breve intervento che intende innanzitutto rendere onore a quanti 25 anni fa hanno dato vita a questa meritoria iniziativa e a quanti via via si sono aggiunti alla non facile impresa di dare voce ad un territorio complesso ed articolato come quello delle Valli del Noce, contribuendo in tal modo a far conoscere, apprezzare, dare senso comune e condiviso ad una parte essenziale dell’esperienza storica, culturale, economica e sociale dell’intero Trentino.

valli del noce

In effetti, oltre a costituire una fonte ravvicinata – e quindi più verificabile e credibile – di notizie comunitarie, NOS ha rappresentato sempre più nel tempo uno strumento di crescita culturale e di riscoperta di un vastissimo patrimonio storico, di diffuse pratiche umane, di tradizioni ed usanze che, a ben pensarci, rappresentano una vera e propria “carta di identità” di un territorio, della sua gente, del suo popolo. A mio giudizio, è proprio qui che risiede il merito fondamentale di NOS: quello di aver affrontato la difficile ed impegnativa sfida di raccontare e far ri-emergere quel corpus di valori, sentimenti, senso di appartenenza ad un comune destino che nel mondo tedesco definiscono come «Heimat» - e che noi in modo del tutto improprio e inadeguato traduciamo in «Patria» - in un mondo sempre più globalizzato che tende inesorabilmente a marginalizzare e talvolta a cancellare del tutto valori e identità di intere comunità, spesso travolte e sacrificate sull’altare di un malinteso processo di indistinta omogeneizzazione economica e culturale a modelli transnazionali del tutto privi dei connotati originari e di essi spesso antagonisti.

L’orizzonte – quello a breve e, a maggior ragione, a lungo termine – presenta innumerevoli e per molti versi inediti interrogativi per tutti, in un tempo ferito e piegato dai nefasti effetti di una pandemia che, in parte, ha mutato la stessa percezione del senso della nostra vita. Questo è lo scenario quotidiano con il quale tutti – e particolarmente gli operatori a vario titolo dell’informazione - ci troviamo a fare i conti per costruire un nuovo «stare insieme», un nuovo «fare comunità», rinnovando un robusto ancoraggio alle radici ed esprimendo nello stesso tempo una forte capacità di visione e di innovazione.

Questo è il terreno che attende tutti ed anche Voi - editore, direttore, collaboratori di NOS - che con vari e molteplici ruoli siete impegnati a rinnovare e rilanciare il meritorio impegno per un sano e qualificato giornalismo di prossimità al servizio di una intera comunità. Sono assolutamente convinto che, come sempre ormai da un quarto di secolo, sarete tutti assolutamente pari al compito.  



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