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Hobby e collezionismo nelle valli del Noce

La lunga storia del collezionismo

mer 01 gen 2020 • Dalla redazione

Fin dall’antichità, un mondo di passione e cultura.

Il fenomeno collezionistico si manifestò per la prima volta nel mondo occidentale in epoca <strong>ellenistica</strong> e poi <strong>romana</strong>, quando si sviluppò un’arte profana, priva cioè di dirette finalità religiose o meramente decorative.<br />
Collezionisti furono <strong>Pompeo</strong> e <strong>Cesare</strong>, con raccolte composte da prestigiosi trofei di vittoria e bottini di guerra, che era uso comune esporre in pubblico e che favorì il diffondersi di un gusto privato.<br />
Sin dall’epoca di <strong>Cicerone</strong> fu riconosciuto il valore culturale di questi beni, che fu poi tramandato da <<strong>strong>Marco Vipsanio Agrippa</strong> fino al periodo imperiale.<br />
Dopo i secoli altomedievali, collezionista fu <strong>Federico di Svevia</strong>, di oggetti antichi, ma anche mecenate.<br />
Raccoglitore di monete romane fu il poeta <strong>Francesco Petrarca</strong>, che usava donare ai governanti del suo tempo i ritratti coniati degli imperatori romani per stimolarli a seguire quella via di grandezza.<br />
Nel XIV secolo si riprese lo sviluppo del mecenatismo e del collezionismo nelle corti e nell’ambiente della ricca borghesia.<br />
Celebri quelle del duca di <strong>Berry</strong> o delle corti di <strong>Borgogna</strong> e delle <strong>Fiandre</strong>.<br 7>
La grande fioritura delle arti figurative dei secoli XV e XVI favorì la formazione delle numerose collezioni LA LUNGA STORIA DEL COLLEZIONISMO rinascimentali.<br 7>
Tra le maggiori, quelle dei <strong>Medici</strong> a Firenze, dei <strong>Montefeltro</strong> a Urbino, degli <strong>Este</strong> a Ferrara, dei <strong>Gonzaga</strong> a Mantova e dei Visconti a Milano.<br 7>
Il collezionismo si diffuse ampiamente anche nelle grandi corti europee: l’imperatore <strong>Carlo V</strong>, <strong>Francesco I</strong> di Francia, <strong>Massimiliano d’Asburgo</strong> e <strong>Rodolfo II</strong> a Praga lo concepirono come strumento per affermare il prestigio dinastico.<br />
In Inghilterra le prime raccolte d’arte si formarono nel sec. XVI, con la dinastia dei <strong>Tudor</strong>, ma il maggior collezionista inglese fu <strong>Carlo I</strong>, che nel 1627 acquistò la favolosa galleria dei duchi di Mantova, composta in prevalenza di opere italiane.<br />
Il gusto della collezione ormai non rispondeva più esclusivamente a motivazioni di carattere estetico, ma soprattutto culturale, sociale, psicologico ed economico.<br />
Nella Roma del sec. XVII si assistette alla crescita delle collezioni papali, nonché alla nascita delle maggiori raccolte nobiliari, dalla <strong>Borghese</strong> alla <strong>Doria-Pamphili</strong>, alla <strong>Barberini</strong>, <strong>Aldobrandini</strong>, <strong>Ludovisi</strong> e <strong>Spada</strong>.<br />
In questo periodo si svilupparono sempre di più le grandi collezioni reali, attraverso committenze e acquisti di intere collezioni private.<br />
Tra le maggiori istituzioni private dell’Ottocento spiccano la collezione <strong>Filangieri</strong> a Napoli, la <strong>Carrara</strong> a Bergamo, la <strong>Stibbert</strong> a Firenze, la <strong>Jacquemart-Andrè</strong> a Parigi e la <strong>Wallace</strong> a Londra.<br />
Negli Stati Uniti le raccolte private ebbero un notevole sviluppo, sostenute da una legislazione fiscale vantaggiosa, che favoriva anche le donazioni alle grandi istituzioni museali.<br />
Lo sviluppo del mercato dell’arte ha contribuito all’evoluzione della figura del collezionista; l’amatore è stato affiancato dal dopoguerra dal mercante che concepisce l’opera d’arte come una forma di investimento e che quindi mira alla rivalutazione del capitale investito.<br />
Per quanto riguarda l’arte contemporanea, si assiste a un orientamento del collezionismo in cui l’abilità del collezionista è nel fiancheggiare e partecipare alla ricerca degli artisti.

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