MAGRAS. La vecchia canonica di Magras, edificio nel cuore della frazione di Malé e legato alla figura di Giacomo Bresadola, è sul mercato. Il termine per la presentazione delle proposte di acquisto è scaduto il 15 settembre 2026 e ora resta da capire chi abbia presentato un'offerta e quale sarà il futuro della storica dimora.
Non si tratta, infatti, di una casa qualunque. L'edificio, identificato catastalmente come p.ed. 6 C.C. Magras, si sviluppa su una superficie complessiva di circa 213 metri quadrati e conserva ancora la struttura tipica dell'edilizia alpina. Al piano terra si trovano le cantine e due anditi; al primo piano cucina, soggiorno, bagno, una stanza, ingresso e balcone; al secondo tre camere e un disbrigo, mentre il terzo piano è occupato dal sottotetto. Una struttura semplice, ma che racconta, attraverso gli spazi e le stratificazioni architettoniche, la storia della comunità di Magras. A catturare lo sguardo è soprattutto il massiccio portale in pietra datato 1587, inserito nella cinta muraria e costruito con grandi blocchi monolitici lavorati a bugnato. L'arco a tutto sesto è composto da quattro conci, raccordati al centro da una chiave arrotondata e sporgente sulla quale è incisa la data. Un particolare che fa del portale uno dei più antichi elementi architettonici datati della Val di Sole.
La storia dell'edificio emerge dalle carte dell'archivio storico della parrocchia di San Marco di Magras, oggi conservato a Malé.
Tra la documentazione compaiono infatti testimonianze relative alla canonica e ai suoi interventi edilizi: dal progetto per l'innalzamento dell'edificio e la riduzione degli spazi destinati alle scuole, risalente al 1841-1843, alla ricostruzione della canonica del 1865, fino ai documenti relativi alla manutenzione e ai restauri degli anni successivi (1871) fino al carteggio del 1923, con le spese sostenute per la sistemazione della canonica.
A rendere particolarmente significativa la proprietà è soprattutto la sua relazione con Giacomo Bresadola, il sacerdote e naturalista trentino che proprio durante gli anni trascorsi a Magras maturò e sviluppò la sua straordinaria passione per la botanica e, successivamente, per la micologia. Nato a Ortisè nel 1847, Bresadola arrivò a Magras negli anni Settanta dell'Ottocento e qui si dedicò allo studio dei muschi, dei licheni e poi dei funghi, dando avvio a quella che sarebbe diventata una delle più importanti esperienze scientifiche della sua vita. È nella canonica di Magras che, in qualche modo, nasce lo scienziato. Le fonti dell'Archivio provinciale raccontano infatti come la frequentazione dei frati cappuccini e, in particolare, di padre Giovanella da Cembra, lo avesse avvicinato allo studio dei funghi. Da quel piccolo paese della Val di Sole Bresadola iniziò una fitta rete di rapporti con studiosi italiani e stranieri, arrivando a essere considerato, già alla fine dell'Ottocento, uno dei più autorevoli conoscitori della micologia. Descrisse 1017 specie di funghi e una quindicina di generi e mantenne rapporti scientifici con studiosi e istituzioni di tutto il mondo.
La Soprintendenza per i beni culturali ha accertato che l'ex canonica, nel suo complesso, non riveste l'interesse previsto dall'articolo 12, comma 2, del Codice dei beni culturali e che, di conseguenza, è esclusa dall'applicazione del Titolo I del decreto legislativo 42 del 2004. Diversa è la situazione del portale litico, che è espressamente individuato e sottoposto alle disposizioni dell'articolo 11 del Codice, con le relative prescrizioni di tutela.
Tra queste mura si incrociano la storia religiosa di Magras, quella della comunità, le trasformazioni dell'abitazione e la vicenda personale e scientifica di un uomo che sarebbe diventato una figura di riferimento della micologia internazionale. La vendita apre inevitabilmente anche una riflessione sul futuro di questa memoria. Sarebbe stato bello immaginare qui un museo dedicato a don Bresadola, capace di restituire alla comunità il patrimonio scientifico e umano legato alla sua figura: le tavole micologiche, gli erbari, i documenti, la corrispondenza con gli studiosi dell’epoca e il rapporto con il territorio della Val di Sole. Un luogo non necessariamente grande, ma pensato come spazio di memoria, divulgazione e studio, nel quale raccontare come da una canonica di montagna potesse svilupparsi una ricerca destinata a dialogare con la comunità scientifica internazionale.

