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Agricoltura biologica, trend favorevole. Nel settore frutticolo il Trentino è passato da 240 ettari nel 2009 a più di 1000

mar 30 mar 2021 11:03 • Dalla redazione

Ieri, in diretta streaming sul canale Youtube del Consiglio provinciale, la conferenza di informazione sul tema dell’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari nell’agricoltura trentina.

TRENTO. Alberto Giacomoni, dirigente del Servizio sviluppo rurale della Pat, ha fatto il punto sullo sviluppo dell’agricoltura biologica in Trentino. L’agricoltura biologica – ha spiegato – è un sistema globale di gestione dell’azienda agricola con l’applicazione di criteri rigorosi per il benessere degli animali e risposta alla domanda dei consumatori.

In sintesi, l’agricoltura biologica è un metodo di produzione di alimenti con sostanze e processi naturali senza prodotti chimici di sintesi come i diserbanti. Tutti i fitofarmaci derivano da materie prime già presenti in natura. L’obiettivo è quindi quello di mantenere la biodiversità e conservare equilibri biologici insieme alla buona qualità delle acque, si punta al benessere degli animali e a rispettarne le esigenze. Ne viene che un prodotto segue le norme dell’agricoltura bio se rispetta la normativa europea, risponde a certe caratteristiche e offre garanzie di sicurezza al consumatore.

A differenza di quella biologica, la produzione agricola integrata non ha una vera e propria definizione e può essere disciplinata anche a livello locale. Nella nostra provincia – ha spiegato Giacomoni - il biologico si è sviluppato molto e dal 2009 al 2018 fino a raddoppiare. Il settore viticolo presentava nel 2009 153 ettari bio e ora siamo arrivati a 1.

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228 ettari. Nel settore frutticolo il Trentino è passato da 240 ettari nel 2009 ai più di 1.000 ettari attuali.

Il trend è quindi favorevole al bio e fa ben sperare per il futuro.

Anche gli operatori biologici sono passati da 400 nel 2009 e agli attuali 1.400, di cui 1.200 sono agricoltori in prima e seconda fascia e anche i trasformatori sono aumentati anche se di poco. Questo incremento dell’agricoltura biologica deriva da una naturale evoluzione del mercato e da una maggiore sensibilità che la popolazione e gli operatori del settore agricolo hanno per queste pratiche produttive. Ma derivano anche da aiuti e politiche incentivanti che la Provincia ormai da anni promuove. Al riguardo Giacomoni ha citato il piano di sviluppo rurale, programma di investimenti settennale esistente dal 2000, che prevede una serie di interventi attivati dalla Pat per spingere gli agricoltori verso il bio.

Ha elencato i diversi premi introdotti con le misure comunitarie per sostenere sia la conversione delle aziende verso l’agricoltura biologica sia il mantenimento di questo sistema. Dal canto suo la Provincia favorisce anche la certificazione delle aziende agricoli che rispettano gli standard biologici, contribuendo fino al 90% della spesa.

Infine Giacomoni ha segnalato le criticità che ostacolano la diffusione dell’agricoltura biologica. La prima è la polverizzazione delle aziende sul nostro territorio, mentre servirebbero un corpo unico che eviti le contaminazioni dei prodotti bio dovute alla contiguità con i terreni di aziende che producono con metodi tradizionali. Altre difficoltà per l’azienda biologica sono costituite dalla monocultura e dalla buona remunerazione di cui gode la produzione tradizionale. Infine la produzione biologica richiede più manodopera con una professionalità diversa e particolare, perché ad esempio occorre sapere quali insetti utili impiegare al posto dei prodotti fitosanitari. Sta però per entrare in vigore un nuovo regolamento 848, che scatterà con il 2022, che assoggetterà nuovi settori alla produzione bio, ad esempio il miele, e introdurrà la possibilità di certificazioni di gruppo e sui prodotti finali come il vino bio. Infine molto importanti per la nostra realtà sono le produzioni parallele con deroghe temporanee per le aziende in conversione, per cui nella stessa potranno coesistere produzioni in parte bio e in parte no. Ultimo aspetto è dato dai biodistretti, aree geografiche in cui tutti condividono l’impegno per una gestione sostenibile delle risorse locali. 



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