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Livatino: il Vangelo contro ogni mafia

dom 16 mag 2021 09:05 • By: Renato Pellegrini

Vi è assoluta incompatibilità tra il Vangelo e qualsiasi forma di collusione o ambiguità verso le mafie, la corruzione, l'illegalità

VALLI DEL NOCE. Il 9 maggio 1993 papa Giovanni Paolo II si trovava in visita pastorale in Sicilia. Celebrò una messa destinata a passare alla storia, ma prima incontrò i genitori di Rosario Livatino, il giudice ucciso pochi anni prima dalla mafia, che nello svolgimento della sua missione dimostrò sempre una brillante intelligenza e un grandissimo senso di responsabilità. Una responsabilità evidente verso lo stato, ma ancor più verso le persone, i loro diritti e le loro dignità. A guidarlo, più che grandi certezze, sono state grandi e coraggiose domande. Si interrogava sul rapporto tra legge e giustizia, sulla propria fede, sulla necessità di trasparenza e autonomia legate al suo ruolo pubblico.

Giovanni Paolo II sfogliò i suoi diari, che testimoniano i suoi atteggiamenti di ogni giorni riservati e semplici. Probabilmente fu proprio a causa di quell’incontro che alla fine della messa il papa pronunciò un’invettiva contro le mafie, che non era mai risuonata così netta dentro la Chiesa.

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Non è dunque un caso che quella stessa Chiesa abbia scelto il 9 maggio per celebrare la beatificazione di Rosario Livatino. Il motivo per cui è proclamato beato, è perché ucciso «in odium fidei», cioè in disprezzo della fede cristiana.

La Congregazione per la causa dei santi ha visto proprio in quella fede forte e intransigente, l’ostacolo maggiore che impediva ai mafiosi ogni tentativo di corruzione o, per lo meno, un possibile indebolimento della sua azione di giustizia.

Potremmo chiederci quale valore abbia questa beatificazione. E, a mio parere, il valore è assai grande e sta tutto nel messaggio di una assoluta incompatibilità tra il Vangelo e qualsiasi forma di collusione o ambiguità verso le mafie.

È anche un «avviso ai pastori» ad abolire quelle manifestazioni religiose che hanno caratteri di ambiguità nei confronti di persone coinvolte in atti di criminalità organizzata. Il vangelo, posso ancora aggiungere, è altrettanto incompatibile con ogni forma di illegalità e di corruzione. Per i credenti ne deriva la necessità di un impegno personale contro ogni forma di ingiustizia e abuso. «Ma il messaggio io credo valga anche per chi non crede o ha una diversa fede. Perché, a prescindere dai riferimenti spirituali, la passione civile di Rosario Livatino, il suo sereno distacco verso qualsiasi ritorno di interesse, visibilità o prestigio, la sua attenzione alle sorti dei più deboli – incluse le persone detenute che lui stesso aveva contribuito a condannare –, la sua precoce sensibilità verso i temi ambientali sono oggi di esempio per chiunque abbia a cuore la salute della giustizia e il futuro della democrazia   E dunque della necessità di un impegno personale e comunitario contro queste forme di ingiustizia e abuso». (don Luigi Ciotti)

 



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