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Verso il sinodo della Chiesa italiana

dom 03 ott 2021 09:10 • By: Renato Pellegrini

I cristiani devono poter raccontare le loro esperienze, le loro perplessità e i loro progetti. E devono essere ascoltati

La Chiesa cattolica, per via della ferma volontà di papa Francesco, si avvia a vivere a livello globale un periodo caratterizzato in modo particolare dal richiamo alla sinodalità.

Un tempo di ascolto, discernimento, studio, riflessione e preghiera è quello che inizia in questi giorni destinato a continuare quel processo di aggiornamento sancito dall’insegnamento del Concilio Vaticano II.   All’inizio del documento preparatorio in vista del prossimo cammino sinodale – intitolato Per la Chiesa sinodale. Comunione. Partecipazione. Missione – i vescovi affermano che “la Chiesa di Dio è convocata in Sinodo”.

E già l’inizio è problematico, perché il linguaggio è clericale o per dirla in altri termini, l’espressione è tutt’altro che chiara e rischia di non essere capita da nessuno. È come se lo Spirito parlasse lingue sconosciute. Nel qual caso, mi si permetta, non serve! Sinodo vuol dire camminare insieme. Il camminare non è sinonimo di passeggiare e raccontarsi le proprie esperienze, magari tagliando fuori gli altri.

I cristiani che ci sono in Italia, devono poter raccontare le loro esperienze, le loro perplessità e i loro progetti. E devono essere ascoltati. Ma l’ascolto non è la prerogativa principale della gerarchia cattolica.

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So di dire cose gravi, ma la premessa iniziale sta scivolando verso una bella manifestazione, probabilmente con qualche eco mediatica, ma nulla più. «Il Sinodo deve essere “inquietudine”, deve essere “immaginazione” di cui la Chiesa deve tornare a comprendere la necessità per il suo stesso modo di essere. Chiesa vuol dire essere insieme, per ascoltare e fare insieme. È evidente che per troppi anni o secoli, abbiamo avuto una parte di questa chiesa che aveva la pretesa di possedere la verità. Si diceva che Dio così l’avrebbe voluta. Oggi quello che pare importante e necessario anche nella Chiesa è un ascolto a tappeto di ogni esperienza umana e cristiana.

Non si può negare che sull’ esperienza medievale e moderna della Chiesa i modelli politici imperiali e dell’assolutismo hanno avuto un forte peso nel farci vivere l’esercizio del potere, la gestione della autorità, il modo di intendere il servizio e la nostra stessa identità. «È allora inevitabile che alcune modalità “democratiche” possano e debbano diventare lo strumento perché la Chiesa sia davvero libera di ascoltare lo Spirito. Non per stabilire “maggioranze” o “minoranze”, ma per garantire un confronto reale e serio.

Se nel gestire un processo sinodale un vescovo volesse, per così dire, “nascondere nel cassetto” il testo di un questionario, come è accaduto in occasione del Sinodo sulla famiglia, la comunità ecclesiale dovrà essere salvaguardata da questi arbitrii, che non hanno nulla della obbedienza della fede e molto dei meccanismi mafiosi di una struttura feudale». (Andrea Grillo in Tuttavia 21.09.2021-www.tuttavia.eu –    

È un paradosso, ma una parte della Chiesa italiana sembra volersi “difendere” dal Sinodo. Come se il Sinodo possa essere un elemento di “crisi” per una Chiesa che non ne ha bisogno. Credo che questa sia una occasione storica, per rivedere il passo della Chiesa italiana. Francesco lo dice apertis verbis: dobbiamo lasciarci mettere in crisi dall’ascolto. Che non succeda che trascurando il comandamento di Dio, osserviamo la tradizione degli uomini. (cfr. Mc 7,1-13)



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