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Cattolici e analfabetismo religioso

dom 31 ott 2021 09:10 • Dalla redazione

Il devozionalismo fa a pugni con la vera fede

il Presidio organizzato dai lavoratori del Centro editoriale (foto da BolognaToday)

VALLI DEL NOCE. Ai cattolici d’Europa, e quindi anche d’Italia, importa poco informarsi, capire, approfondire, leggere, in una parola studiare. Le case editrici cattoliche chiudono per fallimento una dopo l’altra. Da poco è toccato alle Edizioni Dehoniane di Bologna, che per anni hanno diffuso libri di grande valore e offerto una grande possibilità di comprendere la Bibbia e di percorrere strade di autentica spiritualità. Sembra che la cultura non interessi più e dunque c’è da chiedersi se ci sarà ancora un futuro per l’editoria cattolica. C’è da chiedersi (ed è preoccupante solo la domanda) se i cattolici leggono ancora la Bibbia. Ricordo che qualche anno fa Francesco Alberoni, docente universitario, sulle colonne del Corriere della Sera descriveva come non pochi studenti universitari non sapevano dire che era Abramo o Mosè. E d’ altra parte se noi ci fermiamo ad ascoltare qualche domanda di religione posta nei quiz dei programmi televisivi, resteremo sbalorditi dalle risposte. Anche qui ricordo che “la discesa dello Spirito santo” si celebra nel giorno solenne del… Corpus Domini. Quello che si nota, in compenso, nelle nostre parrocchie è il ritorno a un devozionalismo che fa a pugni con una fede autentica.

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Quanto emerso dal concilio Vaticano II pare ormai lontano, come se fosse una resa al secolarismo e al relativismo. Oggi i catechisti si preparano su qualche sito web che semplifica tutto e torna al tradizionalismo più puro. Formule, preghiere, invocazioni forse capaci di entrare nel cuore dei fedeli di un tempo, e oggi assolutamente incomprensibili, si continuano a insegnare e ripetere pappagallescamente. Se non si vendono più libri che parlano seriamente di Bibbia, di storia della Chiesa, di devozioni vere, perché non si leggono più, verrà a mancare inevitabilmente quella compagnia che è capace di aiutare a far fronte a momenti di solitudine e dolore, al desiderio di ascolto e dialogo col Dio di Gesù Cristo. Avremo un popolo di battezzati, per ben che vada, ma lontanissimo da una fede vitale. Tutto questo è, secondo me, un disastro e una premessa all’abbandono della fede. Se la Parola della scrittura non sarà più né ascoltata né letta, scadrà anche l’impegno per la costruzione di un’umanità libera e rispettosa di ogni scelta. I messaggi che lancia qualche emittente cattolica mi infastidiscono e mi fanno star male, perché usa la Parola non come possibilità di dialogo, ma come sfida al mondo, come spada da sguainare contro chi non comprende la sua verità. Mi chiedo se questa crisi del mondo cattolico non influisca, in seguito, anche sul pontificato di Francesco, su quello che dice e sul cammino che indica alla Chiesa. Oggi chi può davvero capire questo papa, sono i cattolici cresciuti sulle orme del Vaticano II, cattolici che hanno saputo leggere la Scrittura e la società umana e che ora sono in pensione: hanno lottato e creduto alla possibilità di un rinnovamento ora dimenticato se non addirittura rinnegato. Non occorre che tutti i cattolici corrano in Biblioteca, o posseggano centinaia di libri. Ma i cristiani di oggi devono essere capaci di ascoltare non soltanto all’interno di qualche riunione particolare, o di ascoltare lo Spirito santo, devono saper ascoltare anche quello che la cultura laica dice alla Chiesa. In fondo nessuno può permettersi di essere ignorante, men che meno chi occupa qualche posizione di responsabilità nella Chiesa. Pena continuare in altra forma il clericalismo.

    



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