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La pandemia ci ha cambiati

dom 13 feb 2022 11:02 • By: Renato Pellegrini

Ma non dovevamo uscirne tutti migliori? La riflessione domenicale

Ricordo che all’inizio della pandemia eravamo tutti convinti che ne saremmo usciti migliori; eravamo convinti che sarebbe andato tutto bene. Ma il tempo e le difficoltà nel far fronte a un virus sconosciuto e imprevedibile hanno cambiato i nostri comportamenti portando alla luce tutta una serie di contraddizioni che hanno reso più difficile la lotta contro questo male. Prendo spunto per queste mie riflessioni da un articolo di Walter Ricciardi apparso su Vita e pensiero. Comincia affermando che oggi molti si rendono conto che probabilmente la vita sul nostro pianeta non tornerà subito alla normalità; è infatti importante o necessario che la quasi totalità della popolazione sia vaccinata per evitare recrudescenze con il riemergere di qualche variante.  «Forse il COVID-19 rappresenta il punto di svolta definitivo tra un’epoca storica e un’altra e non torneremo mai completamente indietro». (Walter Ricciardi)

Abbiamo tutti capito che l’onnipotenza di governi, superpotenze e altre realtà è un’illusione. È venuta invece a galla l’importanza della scienza, della collaborazione internazionale e l’efficacia del lavorare insieme. Siamo stati testimoni a volte imbarazzati di una comunicazione spesso caotica, insopportabile, che poneva sullo stesso piano (come in qualche trasmissione televisiva) esperti studiosi e propagatori di idee assolutamente infondate.

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«Sembra difficile sostenere d’ora in poi che le pandemie saranno eventi improbabili e imprevedibili».

Quello che è urgente cambiare, è il modo di vivere degli uomini sulla terra, smettendo di depredarla e sfruttarla. C’è una stupidità assoluta in certe scelte.

La pandemia mette a dura prova persino la razionalità dei comportamenti, può far emergere qualche volta il peggio degli uomini. Altre volte invece mette in risalto le qualità positive. In questi primi anni del secolo ne abbiamo avuto amplia conferma: c’è stato chi ha trattato medici e infermieri come eroi, e chi all’opposto come terroristi. Ci sono stati giornalisti seri e responsabili da una parte e giornalisti in cerca di audience dall’altra, creando confusione e incertezza in molti. Abbiamo visto politici seri e interessati al bene pubblico e qualche «avventuriero interessato solo al proprio destino politico e scienziati seri e rigorosi a fronte di altri vanesi e approssimativi».

Non c’è dubbio che il Covid-19 ha rivelato anche la nostra vulnerabilità, la nostra incapacità di cooperare, di lavorare e agire insieme. In qualche modo il virus ci ha precipitati nell’incertezza e nella limitazione delle libertà. Siamo in grado di evitare che questo succeda di nuovo? Dipende esclusivamente da noi; useremo le risorse che arriveranno dai fondi europei per una migliore sanità, per la ricerca, l’innovazione e la capacità di premiare il merito? Sono fermamente convinto che «la fiducia nella scienza e nella medicina è l’unica arma che possediamo per continuare a garantire all’umanità lo sviluppo e la prosperità conquistate negli ultimi decenni; come dice papa Francesco da una crisi si esce sempre cambiati». Speriamo che questa volta sia in meglio e che questa crisi non venga sprecata. C’è uno sforzo che tutti dobbiamo compiere: imparare ad ascoltare le persone competenti, a fidarci di chi nella vita ha speso tempo ed energie per il bene di tutti. Non tutti conosciamo tutto: dialogare, pensare, confrontarci e saper attendere, senza la pretesa che ogni cosa trovi subito la sua soluzione è forse la strada giusta per costruire un mondo più sicuro e più sereno.  



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