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Fonti rinnovabili, accumuli e bioenergie in Trentino e in Alto Adige

dom 05 giu 2022 14:06 • Dalla redazione

Se ne è parlato al Festival dell’Economia di Trento

TRENTO.  Due esperti del settore acqua (Alberto Bellin e Maurizio Righetti) e due del legno (Giovanni Giovannini e Alessandro Dolecetti) hanno dialogato con Davide Tabarelli (presidente di Nomisma Energia) nella sala conferenze del Dipartimento di Economia di fonti rinnovabili e bioenergie in Trentino e in Alto Adige, tematiche che devono fare i conti con il cambiamento climatico e tutti i problemi ad esso collegati.

L’apertura dell’incontro è stata dedicata alla spiegazione dell’esperto Alberto Bellin (docente dell’Università di Trento) di come il settore idroelettrico si è evoluto nel corso degli anni e del suo ruolo nel futuro. Esso è stato avviato a fine ‘800 con alcuni impianti di piccole dimensioni costruiti dalle comunità locali, ottenendo un significativo impulso nel primo e secondo dopoguerra, fino alla maturità raggiunta agli inizi degli anni ’70.

L’acqua è un bene prezioso, da sempre conteso, tanto da venire chiamata “oro blu”.

valli del noce

“Va fatta una scelta su chi e cosa favorire” ha detto Bellin, secondo il quale “è sbagliato puntare su una sola energia, ma serve diversificare, anche per non depauperare una unica risorsa”.

Giovanni Giovannini, dirigente del servizio forestale della Provincia Autonoma di Trento, ha spiegato al pubblico come per il Trentino - dove oltre il 60% del territorio è coperto da foreste - l’utilizzo del legno abbia sempre avuto un ruolo di eccellenza e continui ad averlo, come dimostrato dallo sviluppo di segherie e imprese boschive. “Merito di una politica lungimirante che ha investito tanto per avere una gestione forestale sostenibile. Le foreste hanno un ruolo sociale, economico e ambientale e vanno gestite, anche con le infrastrutture”.

La distruzione causata dalla tempesta Vaia e la proliferazione del bostrico sono due criticità importanti per il territorio. La riforestazione, secondo Giovannini, va bene solo fino a un certo punto. “Solo il 20% di quanto distrutto da Vaia verrà rimboscato dall'uomo, il resto dovrà ricostruirsi con boschi naturali che cresceranno in modo autonomo, per poter rispondere ai cambiamenti climatici e al clima del domani”.

Sul bostrico è intervenuto anche Alessandro Dolcetti, esperto in economia forestale, che ha collegato la proliferazione dell’insetto - che sfrutta le debolezze degli alberi “stressati” da Vaia - alla carenza di acqua. “L’Unione europea sostiene che l’utilizzo di biomasse a scopi energetici rappresenta un problema, mentre il miglior impiego del legno è a fini costruttivi” ha aggiunto Dolcetti.

Si è poi parlato delle concessioni idroelettriche in Italia, l’80% delle quali andranno a scadenza nei prossimi vent’anni. “Sulle grandi concessioni la politica ha delle responsabilità enormi - ha detto Maurizio Righetti, professore di costruzioni idrauliche, marittime e idrologia alla Libera Università di Bolzano - La durata delle concessioni è importante e si collega a come cambierà il clima nel prossimo futuro. Oggi è strategico parlare di un modello diverso di idroelettrico, che va da qui ai prossimi trent’anni”.



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