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Accettare l'incertezza

dom 22 nov 2020 13:11 • By: Renato Pellegrini

Nessuno si salva da solo. Non dimentichiamocene in questa seconda ondata

La piazza e la chiesa di san Martino di Fondo

Mi sono chiesto cosa ci sia sotto le polemiche nate attorno alla gestione del Covid. Non è facile dare una risposta completa e convincente. Ma quello che si può capire subito è che la nostra società è del tutto incapace di accettare l’incertezza, l’imprevisto, il non programmato.

Lo racconta bene il giornalista Mario Giro. Ci siamo abituati, abbiamo costruito un modo di vivere che per essere soddisfacente deve poter essere controllato. Le situazioni che non si possono dominare, come questa pandemia, «fanno impazzire molti». Quello che non possiamo dominare è inaccettabile.

E allora si reagisce nei modi più diversi: c’è chi cade nella depressione, chi si chiude in se stesso e rifiuta ogni contatto e ogni confronto. Altri reagiscono con rabbia, collera, sfida. Basta ascoltare qualche discorso tra i clienti di un bar. Quando toccano l’argomento virus sono presi da una specie di agitazione, per cui senza riflettere più di tanto sparano sentenze che non hanno alcuna attendibilità. Naturalmente c’è anche chi preferisce il silenzio e starsene solo, in disparte.

Non molti giorni fa ho potuto ascoltare una serie di affermazioni tutte tese a negare la realtà: la pandemia è un’invenzione che serve per poter comandare. Serve ai potenti. E poi chi muore, muore per altri motivi, sono vecchi, hanno altre patologie…

Eppure, ha spiegato Ilaria Capua, questo virus è come uno scippatore: se una persona anziana, che passeggia tranquilla per strada, con passo un poco incerto, con i suoi acciacchi, viene aggredita per rubarle qualcosa, cade a terra e batte la testa e muore, di chi è la colpa? Avrebbe potuto vivere probabilmente alcuni anni ancora in serenità.

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La paura della sofferenza o del contagio è del tutto condivisibile. Diverso è il terrore per ogni tipo di disagio e il fastidio per le domande importanti che questa pandemia porta con sé. Ha fatto emergere, ad esempio, il fatto che «la scienza non è mai certezza assoluta, ma ricerca sperimentazione, progressi e fallimenti». In molti si erano fatti l’idea opposta, che fosse perfezione, risposta ad ogni quesito, soluzione di ogni problema.

Ma non è così, non è mai stato così. In questi giorni si sente parlare del vaccino, ne è spuntata una gara tra le industrie farmaceutiche: il mio è sicuro al 90%, il mio invece al 94,5%.... Non sarebbe meglio pensare e cooperare a una distribuzione generale che rimane ancora incerta mentre dovrebbe rassicurare tutti?

Tutto dimostra che è diventato insopportabile per l’uomo e la donna contemporanei incontrare limitazioni, che impediscono di fare tutto ciò che pare loro. «Improvvisamente ogni tipo di restrizione diviene un dramma assoluto tanto da provocare una permanente ricerca di colpevoli…» e ci si sente accerchiati, si vedono complotti dappertutto. «Ma a furia di vedere congiure ovunque ci si istupidisce e non si crede più a nulla.

Ma paradossalmente alla fin fine si è pronti a credere a tutto, a qualunque cosa. Non si possono trovare colpevoli convincenti della propria ansia: è la vita ad essere così, quella vera, non quella confortata dal nostro orizzonte impigrito. La vita è lotta, incertezza, sforzo, attesa. Può cambiare e cambiarti. Non tutto è dato per sempre e occorre impegno». (M. Giro)

È probabilmente urgente considerarsi individui portatori di doveri, oltre che di diritti, nei confronti delle rispettive comunità di appartenenza, che chiedono responsabilità e attenzione. L’ha affermato con decisione anche papa Francesco, il 27 marzo 2020, quando ha pregato in una piazza San Pietro deserta, uomo solo e tutti gli uomini al contempo: «Siamo stati presi alla sprovvista da una tempesta inaspettata e furiosa. Ci sia trovati su una stessa barca fragili e disorientati, ma allo stesso tempo importanti e necessari, chiamati a remare insieme e a confortarci a vicenda.

Su questa barca ci siamo tutti. E ci siamo accorti che non possiamo andare avanti ciascuno per conto suo, ma solo insieme. Nessuno si salva da solo». Lo credevamo nella prima ondata della pandemia. Ma tragicamente ce ne stiamo dimenticando.

 



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