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Il pesce sulla tavola dei signori

ven 09 lug 2021 12:07 • By: Alberto Mosca

I Thun, pionieri dell’allevamento ittico in Val di Sole

VAL DI SOLE. La nobile famiglia Thun e la coltura ittica in val di Sole. Un argomento curioso, legato a un’attività di semina e di cattura di pesce nelle acque di laghi e torrenti che troviamo in una serie di carte della metà del XVI secolo. Note che permettono di esplorare, riuscendo a coglierne anche degli aspetti sorprendenti, una vera e propria attività intensiva di allevamento ittico in montagna oltre a quella di un "vivaro" posto nella zona dei Mulini di Monclassico, dove questa attività è stata viva fino a pochi anni fa.

Nello Zinsbuch di Castel Caldes del 1565, il libro dei proventi e delle rendite che la famiglia Thun aveva in Val di Sole, fatto redigere da Antonio Giacomo Thun, di particolare interesse sono una serie di appunti che descrivono puntualmente l’attività ittica, nei laghi della Val di Sole.

Ripercorrendo questa via del pesce sulla tavola dei signori alla metà del XVI secolo, partiamo da Ortisé e dal lago della Tremenesca, in Val di Rabbi, che era di pertinenza di quella comunità e che prima del 1565 era stato donato ai Thun: esso fu “impiantado con trutte” nel 1538.

Passiamo a Mezzana: una nota cita un lago, posto nella montagna appartenente agli “homeni de Mezana et Rendena”, di proprietà dei Thun: è il lago detto “Zelladria”, il cui diritto di pesca venne concesso ai nobili dalla Mensa vescovile e che nel 1526 venne “impiantado di salamoni et trutte”; un altro “lageto”, soprastante il precedente fu seminato di “trutte” nel 1527.

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Ancora, lo Zinsbuch cita altri due laghi di cui i Thun erano investiti, posti nella montagna di Mezzana, “congiunti quasi” e noti come i “Leuresi”, seminati di “trutte nel 1537; e pure il lago Nambino (qui Lambino) era feudo thuniano, nel 1528 “impiantado di trutte e salamoni”.

La famiglia Thun deteneva il vicinato di Monclassico e godeva di una “peschera del aqua, detta al Molinar”, ovvero nei pressi dei Mulini di Monclassico: si trattava di una sorgente che si ramificava fino a confluire nel Noce. Sfruttando quest’acqua, i Thun costruirono un "vivaro" che permetteva loro di avere sempre sulla propria tavola del pesce, una vivanda pregiata dei nobili dell’epoca, esclusiva e prestigiosa oltre che necessaria nei giorni di magro. Ne abbiamo una chiara e simpatica traccia tra gli obblighi reciproci che, alla metà del Cinquecento, legavano la famiglia Thun e il pievano di Malé. Quest'ultimo era solito, al tempo di Pasqua, inviare a Castel Caldes 100 uova di gallina; in contraccambio, a Natale, la famiglia offriva al pievano "una vivanda di pesce fresco".

Torniamo in Val di Rabbi, alle "peschere et lagi" nei quali, al pari delle valli e delle montagne annesse, i Thun avevano "ragione di peschar, oselar et cazar" in modo esclusivo, forti della giurisdizione feudale che detenevano fin dal 1469, eredità degli estinti signori di Castel Caldes.

Gli specchi lacustri citati sono quelli di Valorz di sotto, “piantado di salamoni et trutte”, di un altro lago nella zona di Valorz di sopra, chiamato lago di Soprasasso che nel 1528 risulta “impiantado di trutte” e del lago “Corf”, anch’esso seminato “de trutte et salamoni” assieme ad un altro, detto "Longo", in cui erano state immesse solo delle trote. Una descrizione ancora più dettagliata l’abbiamo per quanto riguarda tre laghi posti nel monte di “Saent”, forse i tre laghetti di Sternai. Il più grande di essi, oltre che il più basso in quota, a circa 2595 metri, il 4 agosto 1538 risulta seminato di trote.

Infine, ormai nella bassa valle, a Caldes, nella zona della Contre, sappiamo che i Thun avevano “dei lageti facti fare essi a suo interesse”, scavati appositamente e destinati all’allevamento del pesce nelle immediate vicinanze di Castel Caldes.



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