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Castel San Michele è più bello di prima

gio 13 ago 2020 • By: Alberto Mosca

Completato l'allestimento museale da parte della Soprintendenza per i beni culturali della Provincia. Qualche anticipazione.

Un pezzo di anima che torna a casa. Castel San Michele finalmente racconta sé stesso oltre le mura e i documenti d’archivio. Dentro la vita, grazie a tracce affascinanti di quotidianità passata tra XV e XVII secolo. Una storia rappresentata da piccoli oggetti, testimoni silenziosi di epoche gloriose e decadenti, capaci di superare crolli, incendi, incuria, saccheggio: recuperati in anni recenti di studio e restauro, oggi si presentano al visitatore, desiderosi di raccontare. L’allestimento museale, completato in questi giorni dalla Soprintendenza per i beni culturali della Provincia autonoma di Trento, unisce all’accuratezza scientifica un approccio coinvolgente, quasi scenografico: a partire dalla ricostruzione di una delle stufe del castello, manifattura quattrocentesca proveniente dalle stesse botteghe in cui si serviva l’arciduca Sigismondo d’Austria, signore omaggiato dai de Federicis anche tramite queste formelle. Dovevano essere tante nel castello, come prova la grande quantità di pezzi rinvenuti, con sedici tipi figurativi differenti. Una traccia eloquente della ricchezza di un luogo che nella seconda metà del XV secolo raggiunse il culmine del prestigio e dello splendore. Piccoli oggetti raccontano la vita quotidiana: vasellame decorato, dadi da giuoco, un raro bruciaprofumi, uno scacciapensieri. I pannelli accompagnano il curioso nella scoperta dei dettagli: accanto all’installazione multimediale dedicata alla casa degli affreschi di Ossana, finalmente l’ambiente coperto del castello permette un viaggio nella storia e nella cultura di questo luogo affascinante: il percorso si snoda come in un senso unico, si entra dal basso e si esce di fronte alla potente torre, opportuna accortezza in tempi di mascherine obbligatorie e gel igienizzanti.

Castel San Michele racconta una storia di ferro che si trasformava in oro: il rosso metallo estratto dalle miniere della Val di Peio trasfigurato in strumenti di lavoro, di guerra, centro motore di un’economia che portava tanti soldi (qualche moneta medievale, per lo più tirolese e veneziana, non manca nell’esposizione) e bellezza. Ne sono prova, oltre alle monumentali stufe, i frammenti di affresco che decoravano, tra Tre e Cinquecento, la cappella di San Michele, il luogo più antico del complesso castellano, risalente al VIII secolo. L’allestimento guida il visitatore alla scoperta di un mondo: il presidio di frontiera che divenne prima possesso del vescovo trentino e poi sontuosa dimora di una ricca famiglia lombarda con solidi interessi in Val di Non e in Val di Sole, fino alla decadenza e all’abbandono; risalendo infine, riemergendo dalla terra e dall’oblio nei tempi recenti della riscoperta, dello studio e della valorizzazione. Castel San Michele ora è pronto: la sua mole impressiona ancora di più chi si avvicina, dopo la demolizione dell'edificio antistante gli spazi hanno riconquistato un po' della loro primigenia forza paesaggistica; e una volta dentro le mura e dentro la storia, con questo allestimento la sua voce si ode più forte e più chiara.



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